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Immagine d'archivio (Ti-Press)

"Non è stato un assassinio"

La difesa del giovane che uccise la nonna a Caslano sostiene abbia agito per rabbia, non per vendetta - Chiesti al massimo 11 anni per omicidio

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Il giovane che nel luglio 2018 uccise la nonna a Caslano non avrebbe agito per vendetta, come sostenuto dalla procura che lo accusa di assassinio, ma per una reazione di rabbia dettata anche dalla sua "mente malata e sotto l’effetto di sostanze". Lo ha sostenuto di fronte alla Corte l'avvocato difensore del 24enne, l’avvocato Daniel Ponti, che per il suo assistito ha chiesto una pena massima di 11 anni di detenzione, sospesi a favore di un trattamento in una struttura chiusa per giovani adulti. Ha chiesto poi alla corte di valutare l’ipotesi che il reato sia quello di omicidio intenzionale e non assassinio.

NOT 16.00 del 11.12.2019 - Delitto di Caslano, chiesti 16 anni
NOT 16.00 del 11.12.2019 - Delitto di Caslano, chiesti 16 anni
 

Per la difesa non vi è stata premeditazione e il ragazzo ha deciso di colpire la nonna d'impulso, in preda alla rabbia e al massiccio uso di cocaina. Ha agito perché "non ha saputo elaborare il sentimento di frustrazione che ha provato quando la nonna ha rifiutato di consegnargli il denaro che aveva chiesto quella notte". Per questo, in particolare, il legale ha chiesto la condanna nel reato meno grave.

Durante la sua arringa, durata circa un’ora, Daniel Ponti ha pure sottolineato che il giovane è stato lasciato solo fin dal suo arrivo in Ticino. Un ragazzo "problematico sin dalla nascita, alla deriva, una deriva accentuata dalla droga". Ha ripercorso la sua infanzia difficile, il suo deficit mentale, il bullismo, le botte subite dal patrigno. Ha raccontato di un ragazzo abbandonato dalla famiglia, seguito solo dalla nonna, la persona che "forse più voleva bene a quel giovane uomo con il cervello di un bambino".

A processo il nipote omicida

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Il Quotidiano di mercoledì 11.12.2019

 
CSI-Calcagno/dielle
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