Il deputato dell'MPS Matteo Pronzini
Il deputato dell'MPS Matteo Pronzini (©Tipress)

Rimborsi, non sarà ricorso

Il Gran Consiglio rinuncia a impugnare il decreto di abbandono pronunciato dal PG Noseda

Il decreto di abbandono del PG John Noseda sulla vicenda dei rimborsi spese non verrà impugnato. Lo ha deciso il Gran Consiglio al termine di un ampio dibattito sul rapporto intermedio presentato da Fabio Bacchetta Cattori, coordinatore della Sottocommissione di vigilanza della Commissione della Gestione.

La decisione è stata presa con 66 voti favorevoli, 11 contrari e 0 astenuti. Il consenso sulla chiusura definitiva della vicenda dal profilo penale è stato trasversale a tutti i partiti con la Lega che ha precisato che “ritiene doveroso il rimborso delle due mensilità percepite dal cancelliere”. Tutti d'accordo inoltre sul fatto che non è necessaria una commissione parlamentare d’inchiesta per approfondire gli aspetti amministrativi della vicenda.  

Il Parlamento, come la Sottocommissione di vigilanza, ritiene dunque che al momento “gli strumenti previsti per l’esercizio dell’alta vigilanza sono sufficienti”. Andranno però “apportati i correttivi necessari affinché vicende come questa non si ripetano mai più”. Le criticità, è stato anche sottolineato durante il dibattito, non sono mancate ma “non c’era la volontà di ottenere un vantaggio personale”.

“I cittadini si meritano altro” è stato poi ripetuto a più riprese e non si è mancato di rimarcare che “il cantone ha ben altri problemi”. “Si vive in due mondi diversi” ha da parte sua chiosato il deputato Matteo Pronzini, che ha rivelato la vicenda: “da una parte c’è la casta in una torre d’avorio, dall’altra i problemi della popolazione. Guardate che qui siete come i musicisti sul Titanic e sta andando a fondo”.

Prima del dibattito Pronzini è stato protagonista di un vivace battibecco con il presidente del Legislativo Walter Gianora per alcune osservazioni del deputato su un atteggiamento del Governo da lui giudicato “poco collaborativo”.

Da segnalare infine un dettaglio curioso. Il Parlamento ha dovuto attendere parecchio per conoscere il risultato della votazione, avvenuta a scrutinio segreto, poiché a causa di un errore è stato necessario ristampare le schede.

SP

 

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