Marina Hirayama con il consigliere di Stato ticinese Manuele Bertoli (RSI)

"Servono più apprendisti"

Nostra intervista alla segretaria di Stato per la formazione Martina Hirayama, per la prima volta in Ticino: “Obbligo formativo fino a 18 anni? Idea da approfondire”

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Martina Hirayama, la nuova segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, è arrivata oggi, mercoledì, per la prima volta in Ticino per incontrare il consigliere di Stato Manuele Bertoli. Il Ticino deve affrontare due sfide, ha spiegato Hirayama alla RSI: “Quella delle lingue, in quanto cantone appartenente a una minoranza linguistica, e la necessità di aumentare il numero di giovani che scelgono l’apprendistato: anche l'economia deve riconoscere alla formazione duale lo stesso valore di quella accademica”.

“Scuola fino a 18 anni? Idea interessante”

Non è dunque un caso che per la visita sia stato scelto il Centro professionale di Trevano. Bertoli, direttore del Dipartimento cantonale dell'educazione, le ha quindi illustrato la sua proposta di portare l’obbligo formativo fino a 18 anni, per raggiungere quello che è un obiettivo nazionale: portare ad almeno il 95% la percentuale dei giovani che a 25 anni dispongono di un titolo di studio medio superiore, quindi successivo alla licenza di scuola media (in Ticino attualmente siamo all’87%).

“È importante che i cantoni si attivino per trovare vie per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato ai nostri microfoni la nuova Segretaria di Stato: “La scolarizzazione obbligatoria fino ai 18 anni è una di queste vie, e merita sicuramente di essere approfondita. La Confederazione può aiutare, finanziariamente, i Cantoni nell'ambito della formazione professionale. Sostenendo progetti specifici. Che per esempio favoriscano la creazione di posti di lavoro interessanti”.

“Non possiamo obbligare i cantoni a insegnare l’italiano”

Manuele Bertoli ha precisato l'importanza di rafforzare il quadro normativo a favore dell'apprendimento delle lingue minoritarie in Svizzera, e questo anche nell'ottica di una maggiore mobilità intercantonale di apprendisti e studenti. “Uno dei problemi specifici del Ticino è proprio questo – ha ammesso Hirayama – Non possiamo obbligare i cantoni a insegnare l'italiano, ma possiamo impegnarci per favorire maggiori scambi fra le regioni linguistiche”.

Le sfide della formazione professionale

Le sfide della formazione professionale

Il Quotidiano di mercoledì 18.09.2019

 
CSI-AP/ludoC
Condividi