Occhi puntati sull'oncologia (Ti Press)

Tumori: più diagnosi, ma anche più sopravvivenza

Il forum dei centri oncologici specialistici dell'EOC al campus USI- L'intervista alla figlia di un malato di cancro, causato dall'esposizione all'amianto in Ticino

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Il campus dell'USI ospita - oggi e domani (venerdì) -  il forum dei centri oncologici specialistici dell'Ente ospedaliero cantonale. Incontri e interventi per fare il punto sulle novità nella cura dei tumori, anche perché negli ultimi 10 anni in Ticino le diagnosi sono decisamente aumentate. La buona notizia, però, è che la mortalità diminuisce. Infatti sulle 40'000 diagnosi di tumore fatte ogni anno in Svizzera, oggi il 70% dei pazienti sopravvive.

Forum di oncologia a Lugano

Forum di oncologia a Lugano

Il Quotidiano di giovedì 12.05.2022

 

I centri oncologici specialistici ticinesi sono nati negli scorsi anni per gestire al meglio le tipologie di tumore più frequenti, tra cui rientrano il cancro al seno, ai polmoni, alla prostata, ma anche quello al retto o al colon. Oggi questi centri sono però chiamati ad affrontare una nuova sfida: ci sono più persone che si ammalano e meno che muoiono, ma quelle che sopravvivono vanno seguite dopo la guarigione. Succede così che i medici si trovano a dover seguire molte più persone.

In realtà le competenze sono rimaste le stesse, però sono state riorganizzate. Si è capito che la prossimità è un concetto fondamentale per riuscire a essere sempre vicini al paziente e quindi che un ammalato può andare in ospedale a Lugano, Mendrisio piuttosto che a Locarno, ma deve però ricevere lo stesso tipo di trattamento. E questo è possibile perché gli specialisti di tutti i team multidisciplinari ora si riuniscono ogni settimana e discutono ogni caso singolarmente. Questa tavola rotonda diventa sempre più efficiente, ma anche più complessa, perché alla chemioterapia e alla radioterapia si sono aggiunte molte altre possibilità di cura. E qui si parla di chirurgia robotica, nuove terapie come l'immunoterapia o anche di intelligenza artificiale.

"Surreale": il libro di Corinne Amrain Negri

Al campus la RSI ha intervistato Corinne Amrain Negri che, nel suo libro intitolato "Surreale", racconta come ha accompagnato il padre malato di un tumore causato dall'esposizione all'amianto, esposizione avvenuta in Ticino, nell'ambito della sua professione.

"Ho raccontato in questo mio libro l'ultima estate che ho passato con mio padre. Gli ultimi passi, insomma, che ha mosso sulla Terra".

Una malattia, una diagnosi che ha lasciato poca speranza, poco scampo?

"Purtroppo sì. Il tumore ai polmoni di mio padre non era operabile. L'epilogo di mio padre era già scritto. Quindi ho smesso di nutrire la speranza e ho impiegato queste energie a nutrire la rassegnazione. Questo è stato il punto di svolta. Rassegnarsi non vuol dire fermarsi e aspettare la fine. Rassegnarsi significa non sperare inutilmente, ma utilizzare queste energie per vivere in momenti preziosi e belli, anche in una situazione così tragica".

Ce ne regala uno di questi ricordi belli?

"Volentieri. Allora io e mio padre a parole non ci siamo mai detti: Ti voglio bene. Io ci ho pensato tante volte in quell'estate se dovevo dirglielo, perché da lì a poco non ci sarebbe più stato mio padre. E la cosa che ricordo con grande affetto è stato un giorno... una cosa semplicissima. Ho chiesto a mio padre dove voleva stare, se preferiva sedersi sul divano, andare in cucina a fare qualcos'altro. E lui mi ha risposto: "Io voglio stare dove ci sei tu". E per me quello è stato un "Ti voglio bene".

Suo padre, così almeno le ha detto il medico, ha sviluppato questo tumore dopo che negli anni '70, durante il suo lavoro, è stato esposto per 15 giorni all'amianto. Siete riusciti in questi anni, in questo tempo, in qualche modo, ad avere giustizia, anche attraverso un risarcimento?

"Sono a conoscenza di fondi per il risarcimento delle vittime e dei loro congiunti. Io mi sono informata. Effettivamente io non ho diritto a niente perché non vivevo sotto lo stesso tetto di mio padre. Abito a 1 minuto da casa sua, ma non ho diritto a niente. Io ho preso un congedo dal mio lavoro, un congedo non pagato di quattro mesi. Ho rinunciato al mio stipendio perché ho ritenuto importante seguire mio padre".

Lei con questo libro che messaggio ha voluto dare?

"Lo scopo del mio libro è veramente offrire l'opportunità di vedere un'esperienza così drammatica con un altro sguardo, cioè il saper cogliere i momenti belli".

SEIDISERA
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