Vacanze arabe

Una start up creata per accogliere al meglio i turisti provenienti dai paesi del Golfo

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Un mondo, quello arabo, che affascina da sempre ma che, altrettanto spesso, è fonte di grandi pregiudizi. Alessandro Besomi e Islam Abou Zamel hanno deciso di intervenire, provando a fare qualcosa di concreto per avvicinare le due culture. I due ragazzi si sono conosciuti alla scuola alberghiera e, una volta terminati gli studi, hanno dato vita ad Arabic Friendly, un marchio pensato per le strutture turistiche che mostrano di possedere i requisiti adatti per accogliere gli ospiti provenienti dai paesi del Golfo. Per aggiudicarsi la certificazione gli alberghi dovranno implementare alcuni semplici criteri studiati appositamente per soddisfare i bisogni del turista arabo.

Alessandro Besomi e Islam Abou Zamel
Alessandro Besomi e Islam Abou Zamel (Arabic Friendly)

"L’idea è nata perché io e Alessandro volevamo eliminare un gap presente nel mercato ticinese. Quando il turista europeo viaggia nei paesi asiatici viene accolto nel miglior modo possibile perché le strutture sono create su misura per soddisfare le sue necessità. In Ticino invece non funziona allo stesso modo – spiega Islam -, non perché non si voglia accogliere degnamente la clientela araba, ma semplicemente perché nessuno è stato formato nella maniera giusta per farlo". "È proprio qui che interveniamo noi – gli fa eco Alessandro – mettendo a disposizione il nostro know how".

I nostri servizi - La consulenza offerta da Arabic Friendly è impreziosita dal fatto che Islam è egiziano e, oltre a parlare perfettamente l’arabo, conosce molto bene gli usi e i costumi di questa popolazione. Gli hotel potranno rivolgersi all’azienda nascente per traduzioni e per dei corsi di formazione. L’obiettivo dei due amici è quello di creare una piattaforma online dove vendere le camere delle strutture che otterranno il loro marchio. "Per gli alberghi sarà estremamente vantaggioso prendere parte al nostro progetto, perché è nostra intenzione recarci di persona nei paesi del Golfo facendo pubblicità ai nostri partner con una buona attività di marketing – spiega Alessandro -. Cureremo la pubblicazione di articoli sulle riviste locali, parleremo con le agenzie e parteciperemo alle fiere del turismo, promuovendo le bellezze del Ticino". Tra i criteri che dovranno essere garantiti dalle strutture Arabic Friendly figurano: la dotazione di bussole indicanti la Mecca; alcune copie del Corano disponibili alla Reception; tappetini per svolgere le funzioni religiose nella propria camera; la conoscenza da parte dei dipendenti del front office di alcuni vocaboli arabi; la traduzione in arabo degli opuscoli e di tutto il materiale informativo dell’albergo, la doccetta al posto della carta igienica nei bagni e l’offerta di cibi Halal (l’animale, secondo il rito arabo, non deve essere stordito prima di essere ucciso) all’interno del menu del ristorante.

Requisiti per un marchio di qualità
Requisiti per un marchio di qualità (RSI/px)

 

Un’idea che può funzionare – I due giovani imprenditori sono convinti della buona riuscita del progetto e le cifre legate al turismo arabo sembrano dar loro ragione. Negli ultimi 5 anni le persone provenienti dai paesi del Golfo che hanno fatto visita al Ticino sono raddoppiate. Dal 2009 al 2014 il tasso di crescita dei pernottamenti è stato del 181%. Questo anche in virtù del fatto che il turista arabo non risente del cambio franco-euro e ritiene la Svizzera una meta sempre più attrattiva. L’attività non è ancora partita, ma i riscontri finora ricevuti lasciano ben sperare. "Una conferma importante l’abbiamo avuta dall’incontro con il direttore di Lugano Turismo, Alessandro Stella, il quale ci è sembrato entusiasta dell’idea. Per ora - precisa Alessandro - ci siamo limitati a creare una pagina facebook che ha raggiunto in brevissimo tempo un numero di like, 80'000, che sinceramente non ci aspettavamo".

L’iniziativa sull’abolizione del burqa e del niqab? (Vedi articolo "

") Non ci spaventa – Alessandro è categorico: "Siamo a conoscenza del fatto che in Ticino è stata presentata questa proposta, ma pensiamo che, anche qualora il divieto dovesse concretizzarsi, non ci saranno ripercussioni sulla nostra azienda. Non tutte le donne musulmane infatti li indossano e, in aggiunta a ciò, Parigi risulta essere una delle mete preferite dagli arabi nonostante in Francia sia in vigore questa legge.

La start up è arrivata in finale al Venture 2015, il maggior evento svizzero per i nuovi imprenditori
La start up è arrivata in finale al Venture 2015, il maggior evento svizzero per i nuovi imprenditori (RSI)

Un ruolo di mediatori tra due culture – Il  desiderio dei due soci è quello di sfatare il mito negativo legato alla cultura araba. Islam, conoscendo bene entrambe le realtà, sostiene che l’atteggiamento non è unilaterale, ma che, al contrario esistono pregiudizi negativi su entrambi i fronti. Proprio per questo, una volta avviato il business principale, l’idea è quella di creare un’altra organizzazione non profit per favorire lo scambio culturale. "I giovani europei devono imparare a conoscere i valori dei coetanei arabi e viceversa perché solo conoscendosi meglio sarà possibile cancellare i pregiudizi esistenti". conclude Islam.

Camilla Luzzani

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