Il produttore Valerio Mastandrea durante l'intervista
Il produttore Valerio Mastandrea durante l'intervista (RSI)

Periferie pasoliniane

A Venezia il film postumo di Claudio Caligari

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A tre mesi dalla scomparsa di Claudio Caligari (Arona 7 febbraio 1948, Roma 26 maggio 2015), la commozione è tangibile al Lido per la proiezione postuma del suo ultimo ultimo film. Non essere cattivo chiude, e lo fa lasciando uno spiraglio di speranza, l’universo creativo del regista incentrato sulla vita dei tossicodipendenti fra Ostia e le periferie romane. Un viaggio sulle orme di Pasolini iniziato nella seconda metà degli anni Settanta con vari documentari, poi nel 1983 con la finzione (ma tanto reale: tutti gli attori appartenevano davvero a quel mondo) di Amore tossico, che fece scalpore; nel 1998 è la volta di L’Odore della notte. Per riuscire ad arrivare al capolinea con Non essere cattivo è dovuto intervenire il protagonista di quel film Valerio Mastandrea, qui in veste di produttore. L'attore romano ha persino rivolto un videoappello ideale a Scorsese.

Mastandrea parla di Caligari
Mastandrea parla di Caligari (RSI)

Le vicende sono ambientate nel 1995 ma parlano anche dell'oggi: non più buchi ma cocaina e pastiglie (anche se una siringa compare, così come l’eroina) e, oltre ai sempreverdi furti di negozi, ci sono videopoker e musica techno. Il disagio, la fatica di vivere, i sogni sono invece sempre gli stessi, così come non è difficile capire che, ieri e oggi, lo “sballo” sia un antidoto ad un mondo che diventa squallido per chi non riesce a trovare la sua strada. Solo per uno dei due interpreti principali (i bravissimi Luca Marinelli e Alessandro Borghi), che sono amici da sempre, si apre la via della redenzione grazie all’amore per una donna con un figlio. Ma l’happy ending neanche per lui è così scontato.

Francesca Felletti

 

 
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