Velature perlacee anche su Berlino che si sveglia
Velature perlacee anche su Berlino che si sveglia (RSI)

Una Berlinale in color perla

Dal Cile con (doppio) furore

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

DIARIO PUNTATA CINQUE

Caro diario, si fa spessa. Ci hanno portato due volte di fila in riva all'oceano, ma nessuna delle due per farci fare il bagnetto. Certo, c'erano dei surfisti, ma mica troppo pacifici. E per dirla tutta nell'altro film le cose che capitavano in acqua poco si prestano alla nostra modalità scanzonata.

Il bottone di perla che dà il titolo al film di Guzmán
Il bottone di perla che dà il titolo al film di Guzmán (Katell Djian)

Sono arrivati i cileni, il talento puro e sporco di Pablo Larraín, il documentarismo estetizzante e potente di Patricio Guzmán. Due perle, per chi ama il genere. Gùzman la perla ce l'ha anche nel titolo (El botón de nácar) di un viaggio immaginifico che in certe sequenze sembra un Tree of Life australe. Sguardo cosmologico che diventa antropologico e ci tuffa in una Patagonia di indios, di gocce di rugiada, di considerazioni sul colonialismo. Per arrivare poi anche a toccare la materia tosta e drammatica della dittatura e dei cadaveri gettati ai flutti, doppio lutto per famiglie senza corpi da piangere. Inutile che stiamo a girarci intorno, caro diario, non voglio star qui a intristirti. Il documentario è di quelli ieratici (tra l'altro è coprodotto da RTS) e capaci di far venire la pecolla ai distratti, ma anche denso e bello. Dipende dal mood.

Leggi anche il blog di Lorenzo Buccella

L'altro Bruce Lee cileno di giornata è uno che sta sferzando il cinema sudamericano col suo spirito innovativo. Paragonandolo alla scena musicale, potrei definirti il suo stile "lo-fi". Impasti difettosi di immagini, fotografia sbiadita, fuori fuoco non lezioso ma insistito, ribrezzo per una color correction che uniformizzi le sequenze del film. Insomma uno che adora il "famolo strano", ma porta a casa il risultato. Larraín ha già fatto tra gli altri un film sull'autopsia di Allende con gli occhi degli aguzzini (Post mortem) e uno sulla sconfitta elettorale di Pinochet basata su spot stile-Fininvest (No).

Una scena del film El Club
Una scena del film El Club (Fabula)

Ora se era il momento di farsi di nuovo notare, se ne sono accorti tutti. El club scende nel girone infernale dei preti pedofili, inscenando una casa-rifugio in un paesino di mare, dove quattro sacerdoti con passato pesante alle spalle stanno in una specie di carcere senza porte, guidati da una suora anch'essa in punizione. È la maniera della Chiesa di gestire dall'interno, suggerisce il film,ma le cose si imbizzarriscono subito, perché lì intorno c'è chi chiede conto. Materia spessissima, ti dicevo all'inizio, caro diario. Che non ti lascia indifferente e che - garantito - non piacerà affatto alle istituzioni coinvolte. Alla stampa sì, visto l'applauso lungo e convinto.

Christian Bale in conferenza stampa
Christian Bale in conferenza stampa (RSI)
Waitin' for Natalie Portman
Waitin' for Natalie Portman (RSI)

Lo so, diariuccio, oggi non ti ho fatto sorridere. Però forse ora ci riesco. Ieri ho incontrato Christian Bale e Natalie Portman. Amidala, hai in mente? Una delle mie preferite. Per quattro giorni e stata sul set di Malick e per quattro minuti si è concessa a me. In intervista. Il frustrante spazio di un saluto e due chiacchiere, ma l'ho vista! Le ho parlato. E stamattina ho osato dire alla radio che ha le gambotte. Meritavo di darmi uno schiaffo da solo, ma ci ha pensato un ascoltatore, che ha chiosato "sarai bello te". Touché!

mz

Oggi dalla Berlinale vi abbiamo parlato di El botón de nacár di Patricio Guzmán, di El Club di Pablo Larraín e di nuovo di The Knight of Cups di Terrence Malick

Leggi anche il blog di Lorenzo Buccella

Condividi