Il Palais des Festivals di Cannes (RSI)

Zombie e tanto altro sulla Croisette

Il 72esimo Festival di Cannes dalla A alla Z, o forse varrebbe la pena di dire dalla Z alla A...

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Più che dalla A alla Z, varrebbe forse la pena di dire dalla Z alla A.

Il 72esimo Festival di Cannes è infatti pronto ad iniziare con un'infornata di "zombie-superstar", quelli del filmThe Dead Don't Die di Jim Jarmusch che apre la manifestazione: nel cast Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Danny Glover, Selena Gomez, Iggy Pop e Tom Waits. Per un tappeto rosso letteralmente... da paura!

Saltiamo alla T con il regista e il film più attesi in assoluto: Tarantino, naturalmente, con il suo Once upon a Time in ... Hollywood che promette un gustoso tuffo in salsa "sergioleoniana". Con lui ci saranno Brad Pitt e Leonardo Di Caprio, insieme a una delle neo-star femminili più in voga, Margot Robbie.

S come Svizzera. I film e i personaggi che rappresentano il nostro paese sono pochi. Si possono citare almeno la coproduzione Les hirondelles de Kaboul nella sezione Un Certain Regard e Les Particules nella Quinzaine des réalisateurs. L'attore Joel Basman (insieme al compianto Bruno Ganz) ha un ruolo nel nuovo film di Terrence Malick.

P come Palma d'oro: ben cinque tra i registi del concorso (è un record) ne hanno già vinta una o più. Sono i fratelli Dardenne, Ken Loach, Abdellatif Kechiche, Malick e Tarantino.

N come Netflix, che in questi casi dà un tono all'ambiente e non manca mai, almeno come spunto polemico. Cannes ha ribadito la sua posizione: in concorso i film prodotti dalle piattaforme digitali restano off-limits, a meno che non vengano fatti uscire nelle sale prima di finire sulla Rete.

M come Maradona: c'è un documentario sul pibe de oro e la sua presenza "cult" sta già facendo fremere gli appassionati. Peccato che quest'anno manchi, a comporre il duetto, un habitué di Cannes come Sorrentino, quello che aveva portato Diego sullo schermo nel modo più immaginifico di tutti (in La giovinezza).

I come Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, per citare Jovanotti: Cannes è e resta (con gli Oscar) il faro dell'annata cinematografica mondiale e genera numeri impressionanti, con circa 80'000 professionisti accreditati tra media e industry.

F come femministe e D come Delon: il premio alla carriera annunciato per l'anziano divo di Rocco e i suoi fratelli e Il gattopardo non ha fatto l'unanimità. È considerato un po' troppo destrorso per i gusti di parte dell'intellighenzia francese, ma soprattutto ha una fama maschilista poco apprezzata in clima di #metoo e di 5050X2020 (lo slogan con cui il festival punta a raggiungere un equilibrio di genere entro l'anno prossimo). Il direttore Thierry Frémaux lo ha difeso dicendo che "Appartiene a un'altra generazione e bisogna contestualizzarlo".

B come Bellocchio e Buscetta. Con Il traditore il veterano regista di I pugni in tasca porta a Cannes il tema del pentitismo di mafia, sperando di colpire l'immaginario della giuria. La presenza italiana per il resto è scarsina, anche se spicca nella sezione Un Certain Regard il film d'animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia del fumettista Lorenzo Mattotti.

A come Almodóvar, uno degli eterni sconfitti di questo festival, dove più di una volta è entrato papa ed è uscito cardinale. Porta una sorta di testamento artistico, Dolor y Gloria, con il suo attore-feticcio Antonio Banderas. Esce subito in sala anche da noi e se fa fede il trailer non sembra il capolavoro in grado di portargli finalmente la palma.

Il Festival di Cannes

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TG 20 di martedì 14.05.2019

 
MZ
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