Pipe da collezione, che passione.

La pipa, elogio alla lentezza

Alla scoperta di un oggetto dimenticato... ma sempre apprezzato

domenica 22/10/17 07:44 - ultimo aggiornamento: lunedì 23/10/17 14:34

In un’epoca di frenesia ed immediatezza, persistono ancora alcuni rituali di elogio alla lentezza. Uno fra tutti è il fumare la pipa, gesto che nell’immaginario collettivo è spesso associato ai pensatori concentrati e ad uno stato di profonda riflessione. Il commissario Maigret e il suo creatore Georges Simenon, Ernest Hemingway e J. R. Tolkien ma anche Albert Einstein, Orson Welles e Giorgio Gaber. Sono tanti i grandi nomi i cui ritratti sono accomunati dalla presenza di una pipa. L’effetto tranquillizzante viene anche, oltre che dall’abbassamento della pressione causato dal fumo, dalla lentezza dei gesti di rito, eseguiti ad ogni preparazione.

Ma la lentezza tradizionalmente associata alla pipa comincia ben prima del suo utilizzo. La realizzazione di questo oggetto comporta infatti 90 lavorazioni. Se la radica è il materiale più comunemente utilizzato per la fabbricazione di pipe, queste possono anche essere costruite a partire per esempio da minerali come la schiuma di mare, legno come l’ulivo e il ciliegio, oppure anche in terracotta, ceramica, osso o corno. Oltre alla diversità dei materiali in cui viene intagliato il fornello, anche il bocchino può essere fabbricato a partire da diversi tipi di materiale, e all’oggetto finito si possono anche aggiungere degli inserti decorativi e degli accessori.

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È l’ammirazione per l’arte della pipa che ha spinto Arturo Martinoni a collezionarle. Accuratamente disposte in valigette foderate e scatole etichettate, sono più di 500 i pezzi raccolti in quasi 25 anni. Dopo le prime pipe regalategli da Alberto Paronelli – il fondatore del primo Museo italiano della Pipa a Gavirate – la collezione si è allargata facilmente grazie alla sua stessa fama. Sono infatti molte le persone che venendo a conoscenza della sua passione, hanno bussato alla porta di Arturo per consegnargli qualche cimelio trovato in soffitta o la pipa del nonno che non usa più nessuno.

Ed è proprio di ritorno da una visita al museo di Paronelli che Arturo e un gruppo di amici hanno deciso di fondare il gruppo Pipapassione. Oltre a ritrovarsi una volta al mese per accendere la pipa in compagnia, la quarantina di membri è anche andata a visitare diversi laboratori artigianali nella vicina penisola, per avvicinarsi a questo particolare artigianato. Durante una di queste visite ognuno ha anche avuto la possibilità di portare a casa una pipa semi-lavorata per trasformarla a piacimento. I risultati sono stati esposti nelle vetrine della BSI a Locarno nel 2001.

 

Pipapassione quest’anno compie vent’anni e per l’occasione ha deciso di organizzare la 44esima edizione del Concorso nazionale di fumo lento, portando così per la prima volta questo evento in Ticino. Sono 72 i partecipanti che sabato 30 settembre si sono ritrovati al Centro Dannemann di Brissago, per prendere parte a una delle poche gare dove a vincere non è il più veloce… ma il più lento. Gli ingredienti? Un pigino, due fiammiferi e tre grammi di tabacco che tutti devono fumare utilizzando lo stesso modello di pipa, cercando di tenerla accesa più a lungo. Quest’anno, l’ultima pipa si è spenta dopo 1 ora e 50 minuti, tempo che ha valso a Marco Vesti, del Pipa Club Uster (ZH), il primo premio.

 

Secondo gli appassionati, il confine tra oggetto d’uso e l’oggetto d’arte è talvolta difficilmente individuabile. Con lo scopo di far conoscere la storia e l’artigianato della pipa, il gruppo Pipapassione si è anche fatto promotore di diversi eventi culturali nella regione, allestendo mostre grazie alla ricca collezione di Arturo Martinoni, per la maggior composta da pezzi “vergini”, che non sono mai stati fumati.

Passione e assortimento ci sono: per aprire il primo Museo della Pipa in Ticino bisogna solo trovare la sede giusta.

Céline Stegmüller

Il Quotidiano di martedì 17.10.2017  

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