26.10.2020579 visualizzazioniDisponibile fino a 25.11.2020

Inquinamento luminoso, l’oscurità che sparisce

Poco più di cento anni fa le notti sulla Terra erano nere. Ma grazie alla vittoria dell'elettricità e della lampadina, molte aree sono oggi luminose quasi come il giorno.

Inquinamento luminoso, l’oscurità che sparisce Poco più di cento anni fa le notti sulla Terra erano nere. Ma grazie alla vittoria dell'elettricità e della lampadina, molte aree sono oggi luminose quasi come il giorno e per quasi ventiquattr'ore. Si calcola inoltre che ogni anno vi sia un aumento del 6% della luce artificiale sulla Terra. Questa illuminazione del nostro pianeta ha effetti diretti sulle persone, sugli animali e piante. Molti ecologisti parlano di una nuova forma di inquinamento. La notte, come fase di riposo e di rigenerazione per il corpo e per la mente, è ormai una dimensione che sta andando sempre più perdendosi. Nel regno animale questa costante illuminazione eccessiva sta anche causando diversi problemi che minacciano l'esistenza di alcune specie. Nel 2015 l'UNESCO aveva dichiarato l'anno come "Anno Internazionale della Luce" perché il tema non era mai stato così attuale e preoccupante. E tale lo è tuttora. Come cambierà la diffusione della luminosità nel mondo? Quali sono le conseguenze sugli esseri umani di questo fenomeno? Quali tecnologie potrebbero rendere le notti di nuovo più buie e rendere la luce rimasta "più sana"? Il documentario "Inquinamento luminoso, l'oscurità che sparisce" indaga su queste domande e presenta gli ultimi risultati della ricerca nel campo. Catherine Hamlin, ginecologa degli ultimi Lo scorso 18 marzo, ad Addis Abeba, in Etiopia è morta Catherine Hamlin. A molte persone, forse questo nome dirà poco, ma per le donne etiopi è stata un'eroina che le ha salvate dai dolori e dalla morte. Ginecologa australiana, la Hamlin è arrivata in Africa orientale nel 1959. Allora non c'era nessuno a riceverla, oggi sono in migliaia a piangerla. La dottoressa Hamlin, insieme a suo marito, Reginald, deceduto alcuni anni fa, non solo ha curato migliaia di donne affette da fistole ostetriche, una lesione subita durante il parto che lascia la mamma incontinente e può portare ad altre infezioni, ma le ha accolte quando venivano scacciate dalle loro comunità. "Queste donne dovevano essere aiutate - ha dichiarato al New York Times nel 2003. Sono sole al mondo, vergognandosi delle loro ferite. Per i lebbrosi o le vittime dell'Aids, ci sono organizzazioni che aiutano. Ma nessuno sa di queste donne e le sostiene." Nata a Sydney nel 1924, Catherine Hamlin ha deciso di diventare medico perché voleva aiutare donne e bambini. Dopo aver completato la sua formazione, ha iniziato a lavorare all'ospedale femminile di Crown Street a Sydney, dove ha incontrato un medico della Nuova Zelanda, Reginald Hamlin. Si sono poi sposati nel 1950 e sono quindi partiti per l'Africa. Dove sono rimasti sessant'anni anni a fianco delle donne povere. Una storia straordinaria quella della dottoressa Hamlin. La sua missione, il suo impegno e la sua dedizione a questa causa le sono valse, nel 2014, la candidatura al Premio Nobel per la pace. Ancora oggi, la maggior parte delle donne in Etiopia, soprattutto nelle aree rurali o nelle regioni più povere, partorisce senza l'assistenza di un medico o di un'ostetrica.

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