08.01.20213135 visualizzazioni

Fortnite, l'isola degli adolescenti

Patti chiari ha esplorato il mondo di Fortnite e incontrato chi dentro questo gioco si è perso. Una vera e propria dipendenza, con conseguenze devastanti sulla vita sociale, scolastica e famigliare.

Tutti contro tutti, si parte in cento, uno solo sopravvive. Si chiama Fortnite, da tre anni è il videogioco numero uno in Svizzera e nel mondo intero: 125 milioni di giocatori iscritti, Nel solo 2018 alla sua casa produttrice, l’americana Epic Games, ha fruttato qualcosa come 3 miliardi di franchi svizzeri. Ma qual è il segreto del suo fulmineo e inarrestabile successo? Patti chiari ha parlato con chi ha contribuito a creare il gioco, con esperti di programmazione e di videogiochi, con chi Fortnite lo studia addirittura come materia universitaria. Non solo, abbiamo incontrato anche chi grazie a Fortnite riesce a campare: giocatori che di questo sparatutto ne hanno fatto persino una professione. Ma nel mondo delle console, il confine tra passione e dipendenza è molto sottile. Patti chiari ha esplorato anche la sua faccia oscura e incontrato chi dentro Fortnite si è perso. Bambini incollati per otto ore consecutive davanti ad uno schermo del computer, con conseguenze devastanti sulla vita sociale, scolastica e famigliare. C’è chi accusa i suoi inventori di aver creato un prodotto che crea appositamente dipendenza. Violenza smussata, personaggi e ambienti dai colori sgargianti, scontri brevi e coinvolgenti, danze e abiti da collezionare. Il gioco è gratuito ma per personalizzare i propri avatar due giocatori su tre vi spendono dei soldi, in media 85 franchi a testa. Così anche nella Svizzera italiana ci sono ragazzini che si ammalano di una nuova malattia: si chiama Fortnite.

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