Miles Davis,
Miles Davis, "Bitches Brew", Columbia Records (dettaglio copertina) (columbiarecords.com)

Jazz&Rock – Rock&Jazz

con Riccardo Bertoncelli, seconda parte

A cinquant’anni da "Bitches Brew" di Miles Davis

Da lunedì 15 a venerdì 19 marzo 2019

Nel 1969 Miles Davis registra un disco che è ancor oggi considerato l’archetipo di quello che sarà definito jazz-rock e più avanti fusion. "Bitches Brew", doppio album per Columbia, è lo sviluppo (e diretta conseguenza) di quanto solo accennato nel precedente “In a silent way”: ritmiche binarie e fortemente groovy, dilatazione dei brani basati su brevi, semplici incisi tematici e su armonie modali, ampio spazio affidato ai solisti, strumentazione decisamente elettrica.

Se i jazzisti coinvolti in "Bitches Brew" saranno decisivi nella crescita della fusion (Shorter e Zawinul daranno vita ai Weather Report, Corea ai Return to Forever, McLaughlin alla Mahavishnu Orchestra), soprattutto sul lato inglese numerosi gruppi del rock saranno influenzati dagli stilemi del jazz: i primissimi Pink Floyd con le loro performance improvvisate, i Colosseum, i Nucleus di Ian Carr, i Soft Machine e tutta quella galassia di band legate al giro di Canterbury, tra questi Henry Cow e Slapp Happy. Questo grande fermento contribuirà in seguito all’avvento dei gruppi del cosiddetto progressive.

A 50 anni dalla pubblicazione di "Bitches Brew", Riccardo Bertoncelli indaga anche in questa secondo ciclo di "Birdland" le dinamiche che permisero l’avvicinamento del jazz al rock e anche l’inverso.

 
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