Fritz Zorn: la malattia come metafora

di Mattia Mantovani

La serie di questa settimana, a cura di Mattia Mantovani, è dedicata a una delle opere più strane e inquietanti della letteratura svizzera di questi ultimi decenni. L’opera si intitola Mars, nella versione originale tedesca, e uscì nel 1977. Il suo autore, Fritz Zorn, nativo di Meilen sul Lago di Zurigo, aveva terminato di redigere il manoscritto a Comano nel luglio 1976 ed era morto qualche mese dopo, in novembre, stroncato da un cancro all’età di soli 32 anni. Mars venne pubblicato nel 1977 dall’editore Kindler di Monaco di Baviera e l’anno dopo apparve anche in traduzione italiana da Mondadori col titolo Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo. Questa traduzione è stata recentemente ripresa e ripubblicata dall’editore Capelli di Mendrisio. Perché la malattia e la morte di un giovane 32enne della ricca borghesia zurighese costituiscono tuttora il simbolo e la metafora di un più ampio disagio elvetico e insieme umano? Perché un libro come Mars continua a parlare alla nostra sensibilità? Le cinque puntate di questa serie tenteranno di fornire una risposta a queste e altre domande suscitate dal libro-confessione di Fritz Zorn.

1. «Sono giovane, ricco, colto e infelice»
2. Il migliore dei mondi possibili
3. Buoni e cattivi
4. La Svizzera, un «gelido spazio irreale»
5. Il cavaliere, la morte e il diavolo

Tags: blu come un'arancia, fritz zorn

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