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Il romanzo: istruzioni per l’uso

di Valerio Rosa

BLU COME UN’ARANCIA
Da lunedì 11 a venerdì 15 giugno 2018 alle 10:35
Replica il giorno seguente alla 01:30

 

“Vi sono tre regole fondamentali per scrivere un romanzo. Per sfortuna, nessuno sa quali siano.”: la constatazione di William Somerset Maugham non ha impedito a scrittori e critici di interrogarsi sulla natura del romanzo, sulle sue caratteristiche e sulla sua funzione nei secoli. Nella quinta delle Lezioni americane, dedicata alla molteplicità, Italo Calvino teorizza “il romanzo contemporaneo come enciclopedia, metodo di conoscenza, rete di connessione tra i fatti, le persone e le cose del mondo”, con la pretesa di “rappresentare la realtà senza attenuarne l’inestricabile complessità”.

Se una notte d’inverno un viaggiatore esplora dieci modelli di fascinazione narrativa, incorniciando dieci inizi di romanzi - ognuno dei quali sviluppa una diversa potenzialità del narrabile -, nella storia di un lettore e di una lettrice impegnati in un’appassionante caccia al libro. Ma è anche un romanzo sul piacere di raccontare e, prima ancora, sul piacere di leggere.

La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne è il capostipite del romanzo moderno. Un’allegra e irriverente parodia delle convenzioni e delle tradizioni del romanzo, senza una vera e propria trama: ogni tentativo di procedere lungo un percorso lineare viene continuamente interrotto da divagazioni, discussioni, racconti secondari, dialoghi che non sembrano portare da alcuna parte.

Fuoco pallido è un’opera che l’autore, Vladimir Nabokov, presentava così prima della pubblicazione ai lettori di Esquire: “È un poema narrativo di 999 versi in 4 canti che si immagina scritto da un poeta americano, uno dei personaggi del mio nuovo romanzo, dove sarà riprodotto e annotato da un pazzo”. Ma romanzo, come vedremo, è un termine da prendere con le molle. 

La vita: istruzioni per l’uso di Georges Perec fu definito da Calvino “l’ultimo vero avvenimento nella storia del romanzo”: una moltitudine di racconti che, come pezzi di un puzzle, si incastrano grazie a uno sguardo d’insieme su tutto ciò che le pareti domestiche normalmente nascondono, fino a comporre una simulazione del mondo.

Centuria è forse la testimonianza più conosciuta della radicale avversione di Giorgio Manganelli ad ogni modalità tradizionale di racconto. Cento testi brevi, “cento piccoli romanzi fiume” slegati e indipendenti l’uno dall’altro, con cui questo teppista della letteratura – come lo definiva Pasolini – dipinge un mondo apparentemente ordinario, ma in realtà avvolto in una cornice onirica, fantastica, paradossale.

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