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L’orecchio del censore

di Romano Giuffrida

BLU COME UN’ARANCIA
Da lunedì 09 a venerdì 20 aprile 2018 alle 10:35
Replica il giorno seguente alla 01:30

 

Dalla nascita della radio private e delle televisioni commerciali, il ruolo della Commissione di controllo sui programmi della Radio televisione italiana ha perso via via potere e significato: la sua funzione di selezione e censura su ciò che l’emittente nazionale proponeva, venne infatti depotenziata, se non annullata, dall’incontrollabilità degli innumerevoli nuovi soggetti che, quotidianamente, proponevano una programmazione “senza filtri”.

Ci sono stati invece anni in cui quella Commisione, su mandato delle forze politiche all’epoca in auge, ha fatto, come si suol dire, “il bello e il cattivo tempo”, decidendo aprioristicamente cosa gli italiani potevano o non potevano ascoltare.

Ripercorrere la storia delle canzoni che dagli anni Cinquanta in poi sono state censurate, è quindi come rileggere, in filigrana e dalla prospettiva particolare della musica leggera, le difficoltà che l’Italia ha dovuto affrontare nel suo approdare alla modernità avendo appunto come ostacoli ampi settori conservatori del mondo politico e di quello ecclesiastico.

Lo dimostra il fatto che, a “inciampare” nelle maglie della censura, sono stati i nomi più importanti della canzone cosiddetta “leggera” italiana: da Domenico Modugno a Edoardo Bennato, da Luigi Tenco a Claudio Baglioni e a moltissimi altri, le cui “colpe” erano spesso state solo quelle di trasgredire l’italico quanto ipocrita adagio del “si fa ma non si dice”.

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