(Keystone)

Il disco volante che partì dalla Terra – la storia del Voyager Golden Record

Originale radiofonico in 10 puntate di Marco Drago e Gaetano Cappa

Da lunedì 18 a venerdì 29 marzo 2019

Con Giambattista Storti (Sagan), Matteo Carassini (Casani), Mario Cei (Drake), Jasmine Laurenti (Linda), Davide Garbolino (Ferris), Margherita Coldesina (Druyan), Jacopo Fracasso (Lomberg), Marco Cortesi (Lomax) e con Giuseppe Palasciano, Augusto di Bono, Massimo Loreto, Rocco Schira, Mirko d’Urso, Roberto Albin, Jasmine Mattei, Irene Timpanaro, Margherita Saltamacchia, Riccardo Buffonini, Dario Sansalone, Diego Pitruzzella, Roberto Antonini, Massimiliano Zampetti, Maurizio Pellegrini.

Tecnico del suono Thomas Chiesa
Assistente alla regia Sara Flaadt
Regia di Gaetano Cappa
Produzione Francesca Giorzi
(NUOVA PRODUZIONE RSI 2019)

 

 

Un disco fonografico simile in tutto e per tutto a un LP viaggia da più di quarant’anni nello spazio; contiene una selezione delle musiche del pianeta Terra ma anche 118 fotografie, suoni, rumori e voci umane in 55 lingue diverse. Insieme al disco, anche un rudimentale giradischi. È il Voyager Golden Record, il messaggio in bottiglia che la civiltà umana ha affidato all’oceano cosmico, un biglietto da visita destinato alle civiltà aliene che saranno in grado di recuperarlo e di decifrarlo.

La storia delle due sonde Voyager e del loro prezioso disco d’oro, partite il 20 agosto e il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral per fotografare da vicino i pianeti esterni del nostro sistema solare (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) e destinate in seguito a uscire dalla zona d’influenza del Sole e continuare il loro viaggio forse per sempre nelle profondità dello spazio interstellare.

Carl Sagan, astrofisico e star della tv americana, fu incaricato dalla Nasa di progettare il singolare LP realizzato in sei settimane con l’ausilio di un gruppo di scienziati e artisti, ma che musica mettere sul disco? Quali immagini? Quali lingue?

Influenzati dal carisma dell’etnomusicologo Alan Lomax, decisi a fornire all’eventuale ascoltatore alieno un repertorio vario e interessante, Sagan e compagni stilarono una lista di musiche in arrivo da tutti i continenti, ma la massiccia presenza di composizioni etniche e classiche ridusse fatalmente il posto per i generi più moderni come il jazz, il blues e il rock, che si dovettero accontentare di un brano a testa: impossibile racchiudere in un’ora e mezza l’enorme varietà di musiche, ma anche di suoni, rumori, immagini e lingue del mondo.

La storia del Golden Record, apparentemente riservata agli specialisti, è in realtà ricca di spunti, la domanda più spontanea dopo l’ascolto di questa intrigante storia è: cosa incideremmo oggi sul quel disco … Disco?

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