(Keystone)

Il disco volante che partì dalla Terra – la storia del Voyager Golden Record

Originale radiofonico in 10 puntate di Marco Drago e Gaetano Cappa

Da lunedì 2 a venerdì 13 maggio 2022 ore 13:30

 

Con Giambattista Storti (Sagan), Matteo Carassini (Casani), Mario Cei (Drake), Jasmine Laurenti (Linda), Davide Garbolino (Ferris), Margherita Coldesina (Druyan), Jacopo Fracasso (Lomberg), Marco Cortesi (Lomax) e con Giuseppe Palasciano, Augusto di Bono, Massimo Loreto, Rocco Schira, Mirko d’Urso, Roberto Albin, Jasmine Mattei, Irene Timpanaro, Margherita Saltamacchia, Riccardo Buffonini, Dario Sansalone, Diego Pitruzzella, Roberto Antonini, Massimiliano Zampetti, Maurizio Pellegrini.
Tecnico del suono Thomas Chiesa
Assistente alla regia Sara Flaadt
Regia di Gaetano Cappa
Produzione Francesca Giorzi
 

 

Un disco fonografico simile in tutto e per tutto a un LP viaggia da più di quarant’anni nello spazio; contiene una selezione delle musiche del pianeta Terra ma anche 118 fotografie, suoni, rumori e voci umane in 55 lingue diverse. Insieme al disco, anche un rudimentale giradischi. È il Voyager Golden Record, il messaggio in bottiglia che la civiltà umana ha affidato all’oceano cosmico, un biglietto da visita destinato alle civiltà aliene che saranno in grado di recuperarlo e di decifrarlo.
È una di quelle storie di cui più o meno tutti hanno sentito parlare, ma che in pochi conoscono davvero. La storia delle due sonde Voyager e del loro prezioso disco d’oro, partite il 20 agosto e il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral per fotografare da vicino i pianeti esterni del nostro sistema solare (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) e destinate in seguito a uscire dalla zona d’influenza del Sole e continuare il loro viaggio forse per sempre nelle profondità dello spazio interstellare. Il singolare LP fu progettato e realizzato in sei settimane da un équipe di scienziati e artisti guidata da Carl Sagan, astrofisico e star della tv americana. La natura stessa del messaggio agli alieni si presta alla speculazione: che musica mettere sul disco? Quali immagini? Quali lingue?

Nel Golden Record trovarono posto le fantasmagoriche cadenze del Gamelan indonesiano, i languidi canti nuziali peruviani, i raga indiani tanto cari agli hippy, le complesse trame degli strumenti a fiato dell’Azerbaigian, e poi suoni e colori da Senegal, Congo, Nuova Guinea, Messico, Isole Solomon, Australia. In quegli anni il folk extraoccidentale era praticamente sconosciuto e di fatto il Golden Record è il primo esempio di raccolta di world music, come amava definirla uno dei collaboratori di Sagan, l’etnomusicologo Robert E. Brown.

La massiccia presenza di composizioni etniche e classiche (Bach, Beethoven, Stravinsky, Mozart, Holborne) ridusse fatalmente il posto per i generi più moderni come il jazz, il blues e il rock, che si dovettero accontentare di un brano a testa.

Sarebbe tuttavia ingeneroso contestare le scelte dei compilatori, che si trovarono a dover agire in sole sei settimane e in condizioni spesso difficili: impossibile racchiudere in un’ora e mezza l’enorme varietà di musiche, ma anche di suoni, rumori, immagini e lingue del mondo. Perché nel disco d’oro, non tutti lo sanno, oltre alla musica sono presenti anche fotografie e audiomessaggi in 55 lingue (3 delle quali estinte), oltre a un curioso montaggio sonoro in cui dai terremoti della preistoria si arriva al lancio di veicoli spaziali, raccontando così la storia sonora della Terra in senso evoluzionistico.

La storia del Golden Record, apparentemente riservata agli specialisti, è in realtà ricca di spunti romanzeschi. Un esempio? Nella squadra di lavoro di Sagan c’erano anche sua moglie Linda e una coppia di fidanzati, il giornalista di Rolling Stone Tim Ferris e la scrittrice Ann Druyan. In quelle sei convulse settimane le due coppie scoppiarono e Sagan finì per abbandonare la moglie e fidanzarsi con Ann Druyan (per poi sposarla e restare con lei fino alla fine dei suoi giorni, nel 1996).

Ora in onda Notiziario In onda dalle 10:30
Brani Brani in onda 1.2.23 - PM2 - 3. Rondo - Concertino fur Harfe und Orchester - David Snell; DIR Ore 9:53