Hölderlinturm. La torre gialla di Friederich Holderlin
Hölderlinturm. La torre gialla di Friederich Holderlin (iStock )

Scardanelli. Il prigioniero della Torre

Testo e regia di Ugo Leonzio

COLPO DI SCENA
Da lunedì 02 a venerdì 13 aprile 2018 alle 13:30

Con: Claudio Moneta (Scardanelli), Igor Horvat, Riccardo Peroni, Stefania Graziosi, AnahÌ Traversi, Massimo Loreto, Mario Cei, Lisa Mazzotti, Davide Garbolino, Cinzia Spanò, Marco Cortesi, Anna Galante, Massimiliano Zampetti
Registrazione Editing e sonorizzazione Thomas Chiesa
Produzione Francesca Giorzi
(PROD RSI 2017)

L’importanza della sciagura

 

Il poeta che ha surclassato Goethe nascondendosi per 37 anni in una torre sulle rive turbolente del Neckar, con il nome di un misero guitto in preda a una purissima follia.

Il suo nome, che dovete conoscere, è Friederich Holderlin.

Friedrich Holderlin è il più grande poeta tedesco, uno dei più sconvolgenti se si leggono i suoi versi insieme alla sua mitica biografia, cioè quella del poeta pazzo rinchiuso per 37 anni in una torre (a pagamento), considerato schizofrenico e definitivamente incurabile dai migliori "specialisti” europei. Una parte del mito che accompagnò per sempre Holderlin fu il repentino e inspiegabile cambiamento del suo nome in quello di Scardanelli, esageratamente teatrale, con cui volle accompagnare la seconda fase della sua vita creativa, quella delle poesie senza "io", senza Holderlin, senza tempo, senza nessuno ma con lo pseudonimo di un giovane attore defunto cui dedicò le leggendarie traduzioni di Sofocle di Antigone e di Edipo Tiranno forse migliori dell'originale greco e che non furono capite come quasi tutto quello che questo immenso artista scrisse finché era vivo. Oggi, le poesie senza io, ci aiutano a capire le altre opere, di Holderlin, il poeta che ha surclassato Goethe: "La morte di Empedocle", "Iperione", il carteggio con il suo amico Hegel sui Misteri eleusini, che sono la via regale per comunicare o, se vogliamo, per parlare con gli dei, che rappresentano con la perfezione della natura il mondo segreto, intimo senza colpa né innocenza delle due identità con cui si erano mescolate in modo indissolubile la mente di Holderlin e quella di Scardanelli, o meglio quella di Holderlin-Scardanelli con la sua perfetta capacità poetica di concedere la morte ai vivi e far rinascere i morti. La seconda fase della poesia di Holderlin, le cosiddette poesie "della torre" o della follia hanno sconcertato i primi lettori ma hanno sparso i germi della sua grandezza, perché esistono i germi del "piccolo" e quelli del "grande" esito che spesso si scambiano i ruoli e più spesso si mischiano rinunciando a qualsiasi ruolo.

Scardanelli non ha mai smesso di scrivere ma non ha mai più usato il nome Holderlin. "Io non sono più Holderlin” urlava andando su tutte le furie quando qualcuno gli ricordava la sua vecchia identità custode o forse prigioniera dei suoi sensi di colpa per aver lasciato morire la donna della sua vita, l'amatissima, bellissima, affascinantissima Susette Gontard senza fare un gesto per salvarla, tranne impazzire.

Ma la morte di Susetta era il prezzo da pagare per parlare con gli dei. Anche Simone Weil aveva capito l'importanza della sciagura per cogliere la loro voce ma Holderlin ha fatto di più, molto di più. Ha recitato la follia, la sciagura con l'identità incerta di un povero guitto che ha scritto poesie estreme, minime come nessun altro avrebbe saputo fare, con date esagerate, fuori dal tempo. Ma felici.

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