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Lo Zoo della Cultura

di Flavio Stroppini

Oggi volevo parlarvi dei teatri ancora chiusi. Della cultura promossa a passatempo. Della pericolosità dell’entrare in libreria o delle catacombe dalle quali performano in streaming amici musicisti. Avrei voluto raccontarvi di come anche i racconta-storie, i saltimbanchi e i suonatori programmano, fanno piani economici, s’ingegnano tra attivi e passivi, pagano le tasse. Mi ero detto che oggi avrei cercato di darvi il mio punto di vista su una politica culturale che tappa i buchi pandemici con l’assegnazione della perdita di guadagno. A tal proposito avrei ringraziato e poi chiesto qualche dritta per il futuro. Perché a furia di non lavorare si esauriranno i possibili lavori e se l’aiuto non è rivolto alla programmazione è sopravvivenza e dopo un anno si potrebbe iniziare pensare, non al di là della siepe leopardiana dove sovviene l’eterno, ma almeno fuori dalla finestra. 

 
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