Cicala (iStock)

Un’estate con (o senza) le cicale

di Barbara Camplani

Nelle scorse settimane ho scoperto un suono nuovo, che non avevo mai sperimentato prima a tale intensità. Sono appena rientrata dalle vacanze, che ho trascorso nella Maremma laziale. Stavo in un campeggio in riva al mare, riparato dal sole grazie a un’immensa pineta. Ed è lì che sono stata investita dal rumore di cui vi dicevo, un rumore assordante: quello di migliaia e migliaia di cicale, l’insetto-simbolo dell’estate mediterranea, che frinivano dalle fronde dei pini marittimi. La potenza di quel suono è impressionante: il primo giorno quasi non riuscivo a sopportarlo, poi pian piano ho imparato conviverci e a scandire le mie giornate sulla base di quel frinire, ad amarlo.

 
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