iStock-1969

Cronache a 69 giri

Ovvero, il ritorno di un eccentrico diario sonoro riaperto cinquant’anni dopo.

Dopo l’esperienza dello scorso anno, legata al 1968, tornano i fantomatici "diari dello zio Aristide" pieni zeppi di ritagli da giornali e riviste, di fotografie e di appunti assortiti che riguardano, in questo caso, il 1969.  Una prospettiva trasversale, randomica e quindi per nulla esaustiva ma di sicuro stimolante, impreziosita dalle audaci riletture in chiave moderna di brani pubblicati in quell’anno. È un punto di vista molto soggettivo e quindi arbitrario, quello dello “zio Aristide”, che offre però preziosi e spesso sorprendenti spunti per i nostri itinerari musicali, animati per l’occasione da una coppia di artisti decisamente notevole. La voce di Boris Savoldelli si trasforma e si moltiplica grazie ad un calibrato arsenale di diavolerie elettroniche, ma si sposa sempre alla perfezione con il sapiente ed esperto pianismo di Umberto Petrin, un improvvisatore di razza che non a caso può vantare un eccezionale curriculum anche come accompagnatore “di lusso”. Insieme, propongono un viaggio in musica che attraversa il calendario del 1969 tra jazz, rock, pop, sperimentazione e blues, rivitalizzando così gli eventi sonori, non di rado seminali, di un’annata davvero pirotecnica.