(artransit.it - Foto: Fabrizio Albertini)

Ritrovare Enrico Filippini

Rete Due, venerdì 19 settembre, 18:00

Ritrovare Enrico Filippini, intellettuale svizzero italiano che fece da ponte fra la cultura latina e quella germanica, visse fra Milano, Berlino e Roma, dette un contributo fondamentale al giornalismo culturale in Italia, tradusse i classici tedeschi per la scena, fu tra i fondatori del gruppo 63 e morì prematuramente a 56 anni.

Questo accade nella piéce “L’ultimo viaggio. La verità di Enrico Filippini”, scritta a quattro mani dalla figlia Concita e dal drammaturgo Giuliano Compagno, andata in scena in prima assoluta ieri sera al Teatro San  Materno di Ascona, nell’ambito del progetto Artransit.

È una piccola piéce da camera, in scena ci sono tre attori, lui Marco Solari che è anche il regista e interpreta il ruolo di Enrico Filippini, cui somiglia un po’, lei Gilda Lapardaia nei panni della figlia, la giovane Concita, e Consuelo Ciatti che interpreta più ruoli, l’infermiera e le donne di Filippini. Forse sarebbe meglio se in scena i personaggi fossero due, il padre e la figlia, perché è sul rapporto tra i due che poggia il testo. Sul ritrovarsi di un padre malato in clinica con una figlia ormai adulta che non ha conosciuto abbastanza e che ha certamente patito la sua assenza. Ma il tono non è quello della recriminazione o del conflitto, piuttosto quello della tenerezza, di un’ironica malinconia, di un ritrovarsi  tardivo ma tutto sommato  dolce. Quasi  troppo sommesso il tono fra i due e naturalmente appena accennati i personaggi che fecero parte della vita di Filippini, gli intellettuali con cui dialogò da pari a pari, Sartre, Foucault, Max Frisch, Enzensberger, oltre agli amici italiani, da Cacciari a Scalfari. Il maggior pregio di un testo che ha nella penombra e nella pacatezza la sua cifra è l’aver riportato in vita una figura di intellettuale autentico e appassionato che merita di non essere dimenticata.
Sabrina Faller

 

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