Nicola Emery (Ti-Press)

Scenari dell’automazione

di Michele Daghini

In un momento in cui la teoria critica, sviluppata dalla Scuola di Francoforte, torna nel dibattito in Francia, Stati Uniti e America del sud, torniamo sul pensiero di Friedrich Pollock e Max Horkheimer, partendo dal grande tema dell’Automazione. Le riflessioni dei due filosofi e sociologi tedeschi, che risultano di forte rilevanza in un contemporaneo e in un futuro sempre più asservito alla robotizzazione e alla digitalizzazione, mettono in evidenza come Pollock non si fosse fermato alle conseguenze economiche e sociali intese in senso stretto, ma anche su quelle legate alla capacità di pensiero e di comunicazione dei soggetti, interrogandosi sugli effetti che questo processo avrebbe avuto, e avrà, sulla struttura cerebrale degli uomini.

Il tema era stato discusso agli Incontri internazionali Max Horkheimer, adesso affiancati da una nuova collana editoriale, edita da Mimesis. Il volume "Automazione e teoria critica a partire da Pollock", raccoglie i contributi dei maggiori studiosi dell’Autore. L’indagine, legata da profondi fili con l'elaborazione pregressa del filosofo e sociologo tedesco, mette in luce la forte attualità del pensiero nato nella Scuola di Francoforte.

Ne parliamo con il filosofo Nicola Emery, professore di filosofia e di estetica all’Accademia di Architettura di Mendrisio, curatore degli incontri internazionali Max Horkheimer e dei volumi citati, e autore di alcuni saggi all’interno della raccolta.

Le riflessioni proposte in questa puntata oggi sono raccolte nei volumi Automazione e teoria critica a partire da Friedrich Pollock, e Arte nuova e cultura di massa, entrambi per la collana di Mimesis.

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