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Coltivare il mare per salvarlo

di Clara Caverzasio

IL GIARDINO DI ALBERT
Giovedì 15 febbraio 2018 alle 11:35
Replica alle 23:33
Replica sabato 17 febbraio 2018 alle 18:00

 

Vista dall'oscurità dello spazio, il nome del nostro pianeta, "Terra" sembra alquanto improprio: di un colore turchese brillante, esso è infatti coperto di acqua per il 70%. Un universo per lo più inesplorato e fin qui depredato e danneggiato, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti, malgrado il ruolo cruciale che esso svolge nel funzionamento della biosfera. Ecco perché gli esperti del settore, e non solo, auspicano un cambiamento culturale radicale, sia dal punto di vista della strategia di utilizzo del mare che dal punto di vista scientifico, che ci trasformi da semplici cacciatori-raccoglitori in "coltivatori" del mare.

Di questo si è parlato in un recente incontro organizzato a Roma da Braincircle Italia nell’ambito del ciclo "La scienza e noi", con Rosalba Giugni presidente di Marevivo associazione storica per la difesa del mare e delle sue risorse, che ha fondato nel 1985. E con Maurizio Ribera d’Alcalà, dirigente di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, dove si occupa di oceanografia biologica e in modo particolare di microorganismi marini quali le diatomee, microalghe che hanno una grandissima efficienza nel catturare il carbonio (la CO2), oltre a una grossa valenza farmacologica e nutraceutica. Nel “Giardino di Albert” di giovedì 15 febbraio ci illustrerà le ultime ricerche e alcune delle nuove tecnologie, dalla robotica alla biologia molecolare, che aprono importanti opportunità di esplorazione e di comprensione dei mari oltre che di sfruttamento ‘sostenibile’ delle risorse marine.

Cine Tell: Lina

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