La dotta, la rossa, la disperata

Bologna, di Emanuela Burgazzoli

Fra Settecento e Ottocento Bologna era una tappa quasi obbligata del “Grand Tour d’Italie; città d’arte che con le sue torri, i suoi portici e i suoi palazzi ha attirato personalità come Goethe, Lord Byron, Melville, Dickens e Stendhal. I grandi viaggiatori hanno ambientato nella città felsinea pagine dei loro diari, descritto le opere d’arte e i monumenti. Fra Cinque e Seicento con l’Accademia dei Carracci e figure come Guido Reni diventa un centro internazionale della pittura; in epoca napoleonica si contende il primato di capitale con Milano e diventa laboratorio urbanistico di cui è protagonista un architetto ticinese. Bologna “la dotta e la grassa”, secondo un antico motto, è da sempre città di cultura e di sapere, sede di un’università plurisecolare, di antiche biblioteche e circoli scientifici; istituzioni che hanno formato e ispirato decine di scienziati e letterati, da Carducci a Pascoli, da Pasolini a Eco. Da sempre il colore di Bologna è il rosso: quello dei suoi edifici storici e dei suoi straordinari portici, ma anche il rosso che contraddistingue la stagione politica nel secondo Dopoguerra fino al movimento del ’77, alle rivolte studentesche e alle stragi. E per capire come Bologna muta negli ultimi decenni basta leggere i suoi autori - da Roversi a Tondelli, da Benni a Raimondi - senza dimenticare la scuola bolognese del noir da Macchiavelli a Lucarelli. Ma Bologna è anche un racconto in musica, con i suoi cantautori, la sua passione per il jazz e per il rock alternativo e indipendente. Un viaggio in cui ci accompagneranno l’architetto Sergio Bettini, lo storico dell’arte Pier Luca Gamberini, il direttore della Pinacoteca nazionale di Bologna Mario Scalini, il poeta Vincenzo Bagnoli, la scrittrice e cantautrice Grazia Verasani e la giornalista Benedetta Tobagi.