Jorge Luis Borges con la cucina al centro del Labirinto

di Paolo Clemente Wicht

Il Viaggio: Labirinto della Masone a Fontanellato, nel cuore della campagna parmense, Ristorante stellato Spigaroli al Labirinto

“Il labirinto è un percorso dell’anima, un perdersi per ritrovarsi. Oggi l’idea di smarrirci genera timore e angoscia. Il percorso all’interno del mio labirinto dovrebbe invece servire a ritrovare la serenità, il silenzio, se stessi”.

Con queste parole, Franco Maria Ricci ci introduce al più grande labirinto esistente al mondo, che si trova in Italia.

Più precisamente si chiama Labirinto della Masone. Si trova a Fontanellato, nel cuore della campagna parmense, ed è composto interamente di piante di bambù. 

Nato dall’incontro fra l’editore e collezionista d’arte Franco Maria Ricci e lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, il labirinto della Masone è un dedalo affascinante, in cui perdersi, per fantasticare e riflettere.

Sospeso fra arte, libri, piatti stellati e musica, il Labirinto si estende per oltre otto ettari di terreno e ospita al suo interno un ristorante stellato, a cura dello Chef Massimo Spigaroli, e una ricchissima biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica.

I labirinti hanno segnato la vita, per impressioni diverse, di Franco Maria Ricci che già da bambino vedeva zingare dalle lunghe gonne colorate che arrivavano nella sua Parma con i loro baracconi e installavano un labirinto di specchi contrapposti, cosa che colmava di meraviglia il piccolo Franco.

Poi, crescendo, il labirinto entra piano piano nella sua immaginazione quando, al secondo anno di università, mentre frequentava la Facoltà di Geologia, nei weekend e nelle vacanze estive si avventurava nelle buie viscere della terra, scoprendo labirinti sotterranei e fantasticando.

Successivamente, dopo queste prima impressioni giovanili, molto tempo più tardi, quei percorsi laboriosi riemergono come da una sorta di oblio e cominciano ad attirare nuovamente la sua attenzione al tema del labirinto.

Prima con la lettura, poi per l’incontro e l’amicizia con lo scrittore argentino Jorge Luis Borges.

A più riprese Ricci ospitò Borges a Fontanellato e a Milano. 

Un giorno gli confidò che gli sarebbe piaciuto, prima o poi, costruire un labirinto; aggiungendo con un po’ di italica superbia, che sarebbe stato il più grande del mondo. 

Borges obiettò subito che il più grande labirinto del mondo esisteva già, ed era il deserto. 

Spiazzato e senza possibilità di replica al Grande Vecchio, Franco Maria Ricci ebbe la consapevolezza che mai avrebbe potuto costruire uno di quei labirinti infiniti, o pressoché infiniti, che Borges aveva descritto negli straordinari racconti di Finzioni o de L’Aleph.

Uno dei grandi rimpianti di Franco Maria Ricci è quello di non poter ospitare nel suo labirinto Umberto Eco, suo grande amico, entrambi da sempre affascinati dalla Storia e dai Simboli.

In questo spazio saranno comunque dedicate molte attività in onore di Eco, alla sua persona, ai suoi “labirinti” e al suo talento.

Per la costruzione del labirinto è stata utilizzata la pianta di bambù.

Una precisa scelta del suo ideatore, primo perché si tratta di una pianta fantastica, che non soffre malattie, non si spoglia d’inverno, purifica l’aria dall’anidride carbonica e non provoca disastri in caso di tifoni o trombe d’aria.

Poi, sempre nell’idea di Ricci, la sua eleganza non è meno classica e impeccabile di quella dei caratteri di Bodoni.

Tra i vantaggi vi è poi un aspetto legato all’età dell’editore, non più giovane: il bambù infatti ha una crescita velocissima, mentre quella del bosso, la pianta tradizionale dei labirinti, è piuttosto lenta. 

Col bambù Franco Maria Ricci ha così realizzato il suo sogno di vedere le piante del suo labirinto raggiungere l’altezza giusta.

Il viaggio e la visita anche del ristorante stellato Spigaroli valgono sicuramente la pena.

Poi, non dimentichiamo che il 2020, è per Parma, l’anno di Capitale della Cultura.