Quella strana relazione tra Andrea Camilleri e Manuel Vàzquez Montalbàn

di Paolo Clemente Wicht

Ora si ritroveranno in cielo, o chissà dove, per parlare di letteratura poliziesca, di piatti gustosi, o del misterioso, sotterraneo, rapporto che intercorre tra i due.

Manuel Vàzquez Montalbàn, classe 1939 (nato e morto a Bangkok), figlio unico di una sarta e di un militante del PSUC (Partito Socialista Unificato di Catalogna), conosce il padre, detenuto in carcere, solo alla sua liberazione, quando aveva 5 anni. Anche lui più tardi militerà nello stesso partito, nel quale entrerà nel 1961 diventando poi membro del Comitato Centrale. 

Andrea Camilleri, nasce invece il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, figlio unico di Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali che partecipò alla Marcia su Roma.

Catalano il primo, siciliano il secondo: entrambi i destini legati ad un famoso commissario per romanzi di grande popolarità e successo.

In questo particolare genere letterario, spesso i personaggi mangiano poco e male; con qualche nobile eccezione come quella che vede protagonista il commissario  Maigret, affascinato dalla cucina di stagione nei bistrot di parigini o deliziato dagli eccellenti manicaretti di sua moglie, Madame Maigret.

Quando lo scrittore spagnolo morì nell’ormai lontano 2003, Camilleri ebbe a dire: “Ho battezzato il commissario Salvo Montalbano in onore di Manuel Vàzquez Montalbàn, il mio caro amico. Non ne ammiravo solo il raffinato stile narrativo, l'invenzione del detective-gourmet Pepe Carvalho, ma anche e soprattutto il profilo intellettuale, antifascista e comunista. Proprio leggendo un suo libro capii come dovevo strutturare un romanzo giallo“.

Nel romanzo di Andrea Camilleri, il commissario Montalbano accenna a volte con disprezzo ai menu di Carvalho, ritenendoli un po’ troppo robusti. Tuttavia, lo stesso cognome del commissario siciliano è un omaggio al romanzo di Montalbàn "Il pianista" che lo scrittore italiano tanto aveva gradito.

Intendiamoci bene: nessuna parentela tra Salvo Montalbano, commissario a Vigata, Sicilia sud occidentale, con un debole per la cucina mediterranea, e Manuel Vázquez Montalbán, padre di Pepe Carvalho, poliziotto spagnolo, sempre alla ricerca di manicaretti sulle ramblas di Barcellona. 

Hanno però in comune una sconfinata passione per la cucina autentica e genuina.

La Catalogna rispetto alla Spagna ha implicazioni e circonvoluzioni non dissimili da quelle che la Sicilia ha rispetto all’Italia. 

La povertà dei ceti contadini e proletari siciliani ha prodotto un’eccellente cucina, che ha saputo affascinare anche i cuochi al servizio delle famiglie ricche e nobili.

Così che uno dei pesci più semplici (ma sanissimo) come la sardina, unito agli aromi straordinari del finocchietto selvatico dei campi ha dato vita ad uno dei piatti più squisiti del Mediterraneo e che tanto affascinava Manuel Vàzquez Montalbàn: il (tutt’altro che) pasticcio di pasta con le sarde alla palermitana.

Un piatto fulminante il palato che passa attraverso la storia e le culture che hanno dominato la Sicilia, esaltato dal contrasto tra il dolce dell’uvetta e l’aromatico del finocchietto selvatico, impreziosito dal gusto del mare grazie alle sarde e con una doratura inebriante dello zafferano. 

Tra i due autori era nata da tempo un’amicizia fatta di omaggi reciproci, articoli, prefazioni e conversazioni.

Oggi rimaniamo orfani dei due scrittori, ma soprattutto di un libro mai nato, a quattro mani, che avrebbe forse portato il titolo: «Montalbano & Montalbàn».