Peppe Frana
Peppe Frana "Such a Moon, The Thief Pauses to sing", Felmay (dettaglio copertina) (felmay.it)

La Recensione

di Valerio Corzani

Lunedì 15 a venerdì 19 aprile 2019

Mélissa Laveaux, canadese di Montreal di origini haitiane, è una musicista ancora giovane (classe 1985) che ha sempre voluto guardare alla matrice tradizionale della musica haitiana con grande rispetto. Questa attenzione e voglia di approfondimento l’ha portata a recuperare gli stilemi della musica tradizionale dell’isola caraibica e a farlo con una passione che non le impedisce di provare a rivisitarli. È con questa musicista, e con il suo album "Radyo Siwèl", che apriremo il percorso di recensioni di questa settimana per poi riattraversare l’Oceano e puntare l’Italia, in particolare Firenze, città d’origine del chitarrista Claudio Miotti. Quest’ultimo ha appena pubblicato un bell’album per l’etichetta Auand, “Claxxx”, operando nei confronti dei codici del jazz moderno lo stesso tipo di trattamento messo in atto dalla McCalla su generi diversi ma limitrofi rispetto a quelli affrontati da Miotti.

Mercoledì ci sposteremo in altre lande, sia dal punto di vista geografico che stilistico. Maarja Nuut è una violinista compositrice e cantante estone, così come estone è Ruum (al secolo Hendrik Kaljujärv), che interagisce sui synth: insieme hanno scritto "Muunduja". Un viaggio fatto di sguardi siderali, toni piuttosto rarefatti, suggestioni acustiche e piccole, felpate, incursioni elettroniche.

Giovedì altra virata, a dire il vero stilisticamente non troppo brusca…Il produttore canadese David Woodhead, nonché bassista e compositore, ha riunito un gruppo di brillanti musicisti che hanno dato vita ai "The Confabulation". Una band molto versatile che amalgama i suoni dei circoli del folk, della world music e del jazz. "Tunnels and Visions” fonde l'ampia scelta dei ritmi della world music con l'occasionale incursione nella struttura della musica classica oltre ad immergersi profondamente nell’improvvisazione jazz in stile anni Settanta. L’album si intitola “Tunnel and Visions” e mantiene tutte le fertili contraddizioni che il titolo promette.

La chiusura di venerdì toccherà a Peppe Frana, celebrato liutista e specialista di musica antica e di musica ottomana. Salernitano, si è imposto come un esecutore di primo piano nella scena nazionale e non solo, collaborando con un gran numero di ensemble e artisti, tra cui l’Ensemble Micrologus, i Radiodervish e Vinicio Capossela. In "Such a Moon, The Thief Pauses to sing" edito dalla label torinese Felmay, Frana imbraccia oud e lavta, il liuto turco, e si mette al fianco del musicista greco di Salonicco Christos Barbas (che invece suona il flauto ney). i due musicisti, ammaliati dal fascino del sistema modale del maqâm, che è alla base di molte tradizioni musicali, dal Medio Oriente all’Asia Centrale, si disimpegnano in un tracciato strumentale che pur con un organico così essenziale, si rivela ricco di rifrangenze coloristiche e di impennate improvvisative.

 

 

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