La Recensione

Con Andrea Estero

Philip Glass (Kestone)

La Recensione di Reteduecinque
Da lunedì 27 a venerdì 31 marzo 2017 alle 16:00

Il primo disco della settimana potrebbe sembrare la solita antologia di Ouvertures operistiche ma non lo è. O almeno non è solo questo. Si tratta invece di un ritratto del Teatro alla Scala attraverso alcune delle sue principali première. Il primato di questa maison si fonda sul repertorio che vi è stato “battezzato”: titoli più o meno grandi. Ed è proprio negli interstizi meno scontati che si è posata l’attenzione di Riccardo Chailly - suo attuale direttore musicale -, e insieme alla sua, la nostra: in questo disco Decca, alla testa della Filarmonica scaligera, Chailly esegue ouvertures e sinfonie da opere “laterali”, come “Il finto Stanislao”, “La Wally, Siberia”, “La Pietra del paragone”. Sono brani per loro stessa natura introduttivi; ma spesso, nella pratica concertistica, servono ai direttori per concludere, nella forma di un bis.

Agli Encores è dedicato il secondo disco della settimana. Genere a sé stante, il “regalo” offerto al pubblico dopo il programma stampato in locandina è un’arte effimera, di puro godimento, la cui scelta può diventare qualcosa di molto raffinato. Lo dimostra Andras Schiff, che ha inciso per Ecm tutti i bis concessi nelle sue recenti integrali beethoveniane: ogni pezzo, lungi dall’essere soltanto uno zuccherino da dessert, istaura con le portate principali, ovvero con le Sonate beethoveniane, relazioni segrete. Martedì scopriremo quali.

Mercoledì si volta pagina. “The Spring of Middle Ages” è il sottotitolo di un box che gioca con il titolo di un celebre libro dello storico olandese Johan Huizinga, “l’autunno del Medioevo”, dedicato alla storia e alla cultura dei secoli XIV e XV, cioè al tramonto carico di promesse della civiltà medievale. In quei secoli si assiste a una straordinaria fioritura musicale, che solo grazie al lavoro di ensembles come la Reverdie (trent’anni esatti di militanza sul campo) è oggi possibile riascoltare. E il nuovo cofanetto di 5 cd che compendia le loro produzioni discografiche storiche è il modo migliore per farlo.

Anche giovedì staremo sugli anniversari. Gli ottant’anni di Philip Glass, festeggiati in questi giorni, non possono non essere l’occasione per ripensare il profilo di una figura dirompente dell’avanguardia musicale, non solo americana. Il suo Einstein on the beach fu un avvenimento rivoluzionario, totalmente incompreso in Europa. Lo ricorderemo con le note dei suoi Studi per pianoforte eseguiti da Vikingur Olafsson in un nuovo album Deutsche Grammophon. “Il mio tempo verrà”, avrebbe potuto scrivere Glass come Mahler. Nel caso del compositore boemo quella fama incondizionata è arrivata, conducendo a mitizzazioni che hanno alterato il significato di alcune opere. È il caso della Sinfonia n. 9, sulla quale è cresciuta rigogliosa la mitologia dell’ultimo brano, dell’opera dell’addio scritta sul letto di morte. Una tesi musicologica e musicale che non regge. Ne parleremo venerdì ascoltando l’ultima, magistrale, interpretazione di Mariss Jansons (Br Klassik) sul podio dell’Orchestra della radio bavarese: una lettura straripante di vita.

Overtures, Preludes & Intermezzi, Riccardo Chailly/Filarmonica della Scala - Decca

 

Encores after Beethoven, Andras Schiff - Ecm

 

Knights, Maids and Miracles, The Spring of Middle ages,La Reverdie - 4 cd, Arcana

 

Glass, Piano Works, Vikingur Olafsson - Deutsche Grammophon

 

Mahler, Sinfonia n. 9, Mariss Jansons/Symphonieorchester desBayerischen Rundfunk - Br Klassik

 

Un Guardiacaccia in arrivo...

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