(Keystone)

Islanda: il calcio come redenzione

di Alessandro Bertellotti

LASER
Giovedì 14 giugno 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

Per la prima volta la nazionale di calcio dell’Islanda partecipa alla fase finale dei campionati del mondo. Una realtà che ha un numero di abitanti comparabile con la Svizzera italiana, si è distinta sia ai campionati europei del 2016 in Francia sia nella vittoria del girone di qualificazione al torneo mondiale.
Fino a pochi anni fa le squadre proveniente dall’isola scandinava erano considerate poco più che sparring partner, destinate a subire numerosi gol in ogni partita, in grado di competere alla pari solo con altre piccole realtà del pallone come Malta o le Isole Faer Oer. Cosa è successo negli ultimi anni? Le ragioni della diffusione del calcio in Islanda sono diverse dalla semplice passione sportiva. Il calcio è stato ritenuto il modo migliore per ridurre la dipendenza da alcol, tabacco e sostanze stupefacenti da parte degli adolescenti residenti sull’isola. I dati erano così allarmanti che si tentò una strada che coinvolgesse anche le scuole e i nuclei familiari. Oltre al calcio. Sono stati costruiti campetti in tutti gli istituti scolastici, la geotermia e la realizzazione di impianti coperti hanno contribuito a rendere la pratica calcistica accessibile tutto l’anno e sono stati formati allenatori professionisti in grado di occuparsi anche delle categorie giovanili. Una vittoria sul campo l’Islanda l’ha già conseguita. Il consumo di sostanze è ai minimi in Europa e il modello islandese di lotta all’abuso di alcol da parte degli adolescenti è esportato in altre realtà europee e mondiali.

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