L’architettura dell’incontro

Incontro con Diébédo Francis Kéré, di Monica Bonetti

LASER
Giovedì 15 marzo 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

 

È nato in un piccolissimo villaggio del Burkina Faso che ha lasciato a sette anni per poter frequentare la scuola.

È arrivato in Germania come carpentiere con una borsa di studio per specializzarsi e poi ha studiato architettura a Berlino.

Ora Diébédo Francis Kéré lavora in tutto il mondo ed è uno degli architetti più premiati ed acclamati sulla scena internazionale (nel 2010 ha vinto il BSI Swiss Award) e tra i suoi tanti impegni c’è anche da alcuni anni quello all’Accademia di Mendrisio come professore titolare.

Ad affascinare nei suoi edifici è certamente la compresenza di quanto di meglio sa offrire la tecnologia occidentale abbinato alle tecniche costruttive tradizionali dell’Africa occidentale.

Ma colpisce anche il suo concetto di architettura che parte da un’idea filosofica della professione e che Kéré definisce architettura condivisa. I suoi progetti (siano la scuola di Gando, il villaggio che era stato costretto a lasciare da bambino, l’assemblea nazionale burkinabé presentata alla Biennale di Venezia nel 2016 o il padiglione estivo della Serpentine Gallery del 2017 destinato ad essere installato in Malesia) sono tutti accomunati dal desiderio di creare uno spazio condivisibile da una comunità. Uno spazio in cui ad essere centrale è il dialogo e l’incontro tra persone.

Sottosopra 7.1

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