Quando i Romani andavano in America

di Antonio Vassalli

Presso il Museo Nazionale Romano di Roma è conservato un pavimento a mosaico di epoca romana datato fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. con al centro la descrizione di un cesto pieno di frutti fra cui un ananas. A Ginevra al Musée d'Arts et Histoire è in mostra una statuetta di ragazzo del III-IV secolo d.C. che nella mano sinistra regge, anche qui, un ananas. Che ci fa questo frutto tropicale originario del Centroamerica nelle rappresentazioni romane secoli e secoli prima del 1492? E il mais citato da Plinio in Lombardia e altri casi analoghi? Sappiamo quanto fu determinante per il successo dell'impero romano la sua straordinaria organizzazione dei trasporti e dei commerci centrata sul mare e sull'altissimo livello delle conoscenze di marineria e di nautica che consentirono la costruzioni di navi robuste in grado di affrontare viaggi molto impegnativi e lunghi, ben oltre i limiti del Mare Nostrum mediterraneo : lungo le coste atlantiche europee ed africane, fino a pensare, sulla base di indizi e documenti, che essi potrebbero aver circumnavigato l'Africa raggiungendo l'India e la Cina, e persino l'America lungo la stessa rotta di Colombo. L'ospite di LASER, Elio Cadelo, autore di "Quando i romani andavano in America" pubblicato da Palombi, ha raccolto tante testimonianze che avvalorerebbero queste ipotesi suffragate da dati e scoperte che suggeriscono uno scenario della mobilità marittima dei Romani molto più articolata e avventurosa di quanto sospettato fin qui.

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