Marc Ribot's Ceramic Dog: Hope (ed. Enja/Yellowbird, 2021)

di Paolo Keller

Free jazz, punk, noise & combat rock, psichedelia, post-elettronica. In poche parole, Ceramic Dog.

Il potente ed esplosivo trio formato a metà dello scorso decennio da Marc Ribot insieme al multistrumentista e produttore di origini pakistane Shahzad Ismaily e al batterista Ches Smith - due dei maggiori rappresentativi della nuova scena underground statunitense - è negli ultimi anni una delle formazioni predilette del chitarrista.

Registrato in pieno lockdown – come ben spiega il leader nelle note a margine dell’album – e in una situazione di distanziamento rigoroso anche in studio, a causa di problemi di salute cronici e potenzialmente pericolosi di uno dei membri del trio, Hope è il quarto lavoro discografico del gruppo che conferma, per certi versi amplificandole, le molteplici peculiarità espressive della formazione.