Quella porzione di mondo, che chiamiamo “casa”

di Michela Daghini

Proprio questo è, la casa, quella porzione di mondo fatta di cose, persone, animali, piante, atmosfere, opere d’arte, eventi, immagini e ricordi che ci fanno stare bene, e che rendono possibile la nostra stessa felicità. È l’idea di Emanuele Coccia, uno degli intellettuali più eclettici della sua generazione, che affronta nel suo ultimo libro proprio il tema della casa e dello spazio che abitiamo, soglia fra noi e il resto del reale. Prima che un luogo fisico, un artefatto architettonico, la casa secondo il filosofo è infatti uno spazio psichico, uno spazio "morale" che ci aiuta a vivere meglio. E di case Emanuele Coccia ne ha vissute parecchie, con i suoi trenta traslochi alle spalle. "È proprio questo involontario dongiovannismo domestico" – dice - "che mi ha costretto a studiare tutto quello che fa di un luogo una casa, e mi ha permesso di stilarne il catalogo". Così nel suo ultimo libro "Filosofia della casa. Lo spazio domestico e la felicità" (Einaudi 2021) passa in rassegna la cucina, il bagno, i letti, gli armadi, e poi camere, docce, corridoi, scatoloni - ma anche gli animali, la cura di sé, e l’amore, perché tutto della casa ci parla di noi e del nostro rapporto con il mondo. Anche in una dimensione ecologica: "La nuova casa dovrebbe essere infatti il luogo della dissoluzione della biodiversità intesa come guerra tra le specie" - scrive Coccia. "Dovremmo imparare a costruire case in cui non sappiamo più se siamo esseri umani o canarini, gatti o piante. La casa del futuro dovrebbe essere lo spazio di una vita che coincide con la dissoluzione di tutte le specie"

Da qui parte la nostra discussione, questa settimana, per riflettere su quel luogo “rifugio” che ci fa sentire bene e protetti, un viaggio nello spazio domestico toccando anche alcuni esempi come la casa della donna emancipata della Signora Bauhaus o la casa vuota e silenziosa di Jean-Michel Frank, raccontate nei romanzi biografici di Jana Revedin sulle figure di donne esemplari.

Ne parliamo con Emanuele Coccia, che insegna a Parigi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, è editorialista di "Libération" e collabora con "Le Monde" e "Repubblica"; con il filosofo Matteo Vegetti, professore all’Accademia di Architettura di Mendrisio e alla SUPSI dove si occupa di tematiche legate alle teorie dello spazio, alla città, all’abitare; con l’architetta e scrittrice Jana Revedin, ordinaria di architettura e urbanistica all’Ecole spéciale d’architecture di Parigi, autrice di tre romanzi e di opere di riferimento di teoria architettonica; con l’architetto Mario Botta, internazionalmente riconosciuto e celebrato, già ideatore, fondatore e Direttore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, dove è stato professore ordinario.

E nella rubrica Aspettando i barbari, Armando Massarenti ci propone un dilemma etico attraverso il racconto, divertito e fantasioso, di una figura eclettica di intellettuale e artista, Alberto Savinio.

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