Speciale Porte Aperte: il mondo è scemo. Si può ancora ridere?

Moni Ovadia, una storia, di Roberto Antonini e Monica Bonetti

Sabato 15 febbraio 2020 dalle 10:00 alle 12:00, Studio 2

Sarà lui, musicista, cabarettista, attore, regista di teatro il protagonista di questa puntata di “Moby Dick”. Lui con un gruppo di musicisti klezmer, la musica degli ebrei dell’Europa orientale. Salomone Ovadia, detto Moni, è uomo di cultura a tutto tondo e rivendica  la sua ebraicità come apertura al mondo, non come chiusura identitaria. Una posizione controcorrente in un’epoca dove si è più propensi a erigere muri che ad abbattere incomprensioni, nazionalismi, comunitarismi. La sua matrice ebraica è di partenza già duplice: sefardita e ashkenazita. In realtà Moni Ovadia incarna il multiculturalismo mediterraneo e mitteleuropeo e forse qualcosa di più:  la cultura della “diasporizzazione”, la continua commistione di identità  diverse, sempre in mutamento, portate dalle migrazioni e dalla comunicazione globale. Nato in Bulgaria ma cresciuto a Milano, Moni è in fondo  un eterno migrante, personaggio dall’indubbio fascino ma anche inviso a chi considera  ingiuste o eccessive le sue posizioni politiche. Posizioni che spesso lo  ingabbiano nel dibattito per o contro Israele: con “Moby Dick” si vuol uscire da questa diatriba  per proporre tra parole e musica la sua visione del  mondo che è  un mondo fatto di grande ricchezza culturale: lo faremo con  riflessioni, musica e witz, le barzellette ebraiche. A discutere con lui, oltre ai conduttori Roberto Antonini e Monica Bonetti, il teologo e filosofo Markus Krienke.

 
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