Lenin, Wilson, Assange: democrazia e ragion di Stato

di Emilio Gentile

Fu Lenin il primo, nell’ultimo secolo del secondo millennio, a far rivelare documenti segreti della diplomazia, appena conquistato il potere in Russia il 7 novembre 1917, durante la Grande Guerra. Infatti, mentre il governo sovietico avviava trattative con la Germania per un armistizio e portare la Russia subito fuori dalla guerra, la stampa bolscevica cominciò a pubblicare i documenti diplomatici segreti del Ministero degli affari esteri russo. In tal modo, Lenin intendeva proclamare la fine alla diplomazia segreta dettata dalla ragion di Stato, sulla quale erano basate le alleanze e gli accordi che avevano contribuito a scatenare la prima guerra mondiale. Era una rivoluzione nella storia della diplomazia: il rigetto, in nome della democrazia, del principio della ragion di Stato nelle relazioni internazionali. I governi delle democrazie europee, che combattevano contro gli autoritari imperi centrali, ne furono sconcertati. Infatti, per loro, la ragion di Stato doveva prevalere sulla democrazia. Non la pensava così il presidente democratico degli Stati Uniti Wilson. Gli Stati Uniti, aveva detto alla vigilia dell’intervento americano, entravano in guerra per rendere il mondo sicuro per la democrazia. E il primo dei Quattordici punti, proclamati da Wilson l’8 gennaio 1918, affermava che, per realizzare la pace e la democrazia nel mondo, bisognava stipulare convenzioni internazionali “apertamente concluse e in base alle quali non vi saranno accordi internazionali segreti di alcuna specie, ma la diplomazia agirà sempre palesemente e in vista di tutti.” Un anno dopo, tuttavia, i “quattro grandi” delle potenze vincitrici, Wilson compreso, procedettero segretamente a decidere il nuovo assetto dell’Europa, escludendo i vinti e il governo bolscevico dalle loro decisioni. La ragion di Stato prevalse sulla democrazia. Oggi, all’inizio del primo secolo del terzo millennio, le rivelazioni di documenti riservati delle ambasciate americane, da parte di Wikileaks, hanno aperto un nuovo confronto fra la democrazia e la ragion di Stato. Quali che siano i suoi scopi, Wikileaks ha lanciato una sfida, e i governi democratici non possono eluderla invocando la ragion di Stato. Perché di ragion di Stato la democrazia può vivere, ma può anche perire.

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