Mandela e la lotta contro l'apartheid

di Tommaso Detti

Il 9 maggio 1994 Nelson Mandela venne eletto presidente della repubblica del Sudafrica. Tre decenni prima le autorità bianche del paese avevano risposto con una spietata repressione di massa alla crescita del movimento guidato dal suo partito – l'African National Congress – contro il regime segregazionista e razzista dell' apartheid. Arrestato nel 1962, Mandela passò in carcere 27 anni della sua vita.
Proclamata nel 1961 dalla minoranza bianca per preservare il proprio potere, l'indipendenza del Sudafrica era stata una forma di resistenza al processo di decolonizzazione, ma già negli anni cinquanta l' apartheid era stato inasprito. Milioni di neri erano stati segregati in miserabili sobborghi urbani e in riserve destinate alla popolazione di colore.
Da allora il regime di Pretoria continuò a macchiarsi di ripetuti eccidi: come quello di Soweto del 1976 contro gli studenti che protestavano contro l'imposizione della lingua afrikaans nelle scuole. Il suo bilancio fu di 600 morti, 4.000 feriti e un migliaio di arrestati, alcuni dei quali morirono in prigione per le torture subìte.
Il Sudafrica andò così incontro a un crescente isolamento internazionale, ma l'atteggiamento delle potenze occidentali rimase a lungo ambiguo e contribuì a prolungarne l'esistenza. Nel contesto della guerra fredda quel paese svolse infatti un ruolo di contrasto dei movimenti di guerriglia in atto nell'Africa australe, appoggiati dai sovietici, e di destabilizzazione dei regimi che ne scaturirono.
Non a caso fu solo nel 1989 che sopraggiunse una svolta. Il nuovo governo di Frederik de Klerk avviò allora trattative con i rappresentanti della popolazione nera. Così nel 1990 l'African National Congress ripudiò la lotta armata e Mandela venne infine liberato. Tre anni dopo, significativamente, egli e de Klerk furono insigniti del premio Nobel per la pace per il loro impegno nella costruzione di un Sudafrica democratico.
Da allora il Sudafrica non ha mancato di risentire della pesante eredità del suo passato. Un impetuoso sviluppo economico, per fare un solo esempio, non gli ha impedito di collocarsi ancora nel 2010 al sesto posto della classifica mondiale delle ineguaglianze di reddito.
Anche per questo, però, è bene ricordare sempre il grande protagonista di questa storia. Quel Mandela che al processo a cui fu sottoposto nel 1964 rivendicò – sono parole sue – «l'ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia».

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