Prima di Colombo

di Tommaso Detti

Cade domani il 520° anniversario della scoperta dell'America e com'è ovvio non mancheranno iniziative volte a celebrare un evento che fu di straordinario rilievo nella storia dell'umanità. Il 1492 è infatti considerato come l'anno di inizio di una grande fase di globalizzazione, aperta appunto dalle navi che collegarono il Vecchio e il Nuovo Mondo.
Ma questa è una storia nota. Ciò che pochi sanno è che prima di allora, tra il 1405 e il 1433, un ammiraglio cinese di fede musulmana di nome Zheng He effettuò sette viaggi attraverso l'Oceano Indiano, partendo dal nord della Cina e arrivando fino alle coste orientali dell'Africa. Non solo: al suo comando c'erano ben 27.000 uomini, imbarcati su decine di grandi giunche quattro volte più lunghe delle caravelle di Colombo. Gli europei non furono dunque i soli, né i primi, a solcare gli oceani. Le dimensioni delle flotte di Zheng He fanno anzi capire che la Cina non era affatto più indietro di loro nella navigazione.
Ciò apre un interrogativo di grande interesse: perché i cinesi non doppiarono il Capo di Buona Speranza, inoltrandosi nell'Oceano Atlantico, e lasciarono che lo facesse Vasco De Gama, risalendo l'Oceano Indiano? Perché il grande impero cinese rinunciò a controllare i mari, lasciando che lo facessero i piccoli Stati europei, che colonizzarono le Americhe e si imposero per secoli al mondo intero?
Quella "abdicazione" della Cina ebbe diverse cause. Una fu costituita dall'isolazionismo della corte imperiale, che vietò i viaggi transoceanici per paura che i contatti con altre civiltà minassero la stabilità del paese. In Europa, dove c'erano molti Stati e non un solo grande impero, la loro competizione favorì invece l'espansione marittima. A motivare quella scelta furono inoltre i costi molto elevati dei viaggi di Zheng He, che sottraevano risorse alla difesa dei confini nordorientali della Cina dalle ricorrenti invasioni dei popoli nomadi delle steppe. Per inciso, in relazione agli obiettivi che si prefiggeva quella scelta risultò molto efficace: il Celeste Impero riuscì infatti a durare per oltre quattro secoli.
Certo, come recita un vecchio adagio, la storia non si fa con i se. Porsi domande del genere, tuttavia, non è affatto inutile. Serve a non correre il rischio di pensare, come spesso si fa, che il predominio dell'Occidente fosse in qualche modo già scritto nella sua superiorità culturale, che in realtà non è esistita sempre. La storia la fanno gli uomini. Perciò in essa non c'è mai niente di inevitabile.

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