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Affitti: il rincaro che non c’è

di Marco Salvi

Plusvalore
Lunedì 22 ottobre 2018 alle 12:20

 

Uno dei miti più consolidati in materia d’alloggio è quello del ceto medio gravato da pigioni sempre più elevate. Negli ultimi anni i costi degli affitti sarebbero aumentati in modo considerevole e avrebbero così «annullato» tutti gli incrementi di reddito dovuti alla crescita economica. La verità è però un’altra, come mostrano i dati sulla situazione economica delle famiglie, regolarmente pubblicati dall’Ufficio Federale di Statistica.

Questi dati ci permetto di analizzare il carico dei redditi delle famiglie in affitto e di quelle residenti in abitazioni di proprietà tra il 1998 e la fine del 2015. Il periodo di analisi non è recentissimo ma è scelto bene, poiché comprende la fase di crescita dei prezzi immobiliari e di aumento dell’attività edilizia nella sua totalità – la famigerata bolla immobiliare. I risultati, lo avrete capito, sono inaspettati: paragonati al reddito, i costi per l’alloggio del ceto medio sono stabili da anni. La parte del reddito della famiglia svizzera media spesa per l’alloggio è rimasta praticamente invariata; essa oscilla attorno al 15% del reddito lordo. Nonostante l’aumento dei prezzi delle case, i proprietari occupanti hanno approfittato degli interessi ipotecari al ribasso, registrando addirittura una diminuzione del carico. Con il 18%, il carico medio dei locatari è invece più alto rispetto a quello dei proprietari, ma anch’esso è rimasto praticamente costante nel corso degli ultimi 20 anni.

Poche anche le differenze regionali. Nella Svizzera orientale e centrale gli affitti sono addirittura diminuiti in confronto al reddito, nel Ticino sono costanti. Nemmeno nel Canton Zurigo e nella regione del lago Lemano, dove l’inflazione dei canoni d’affitto «soggettiva» può essere definita come molto alta, si verifica un rincaro relativo degli affitti. Ad un aumento maggiore delle pigioni ha corrisposto un aumento più sostanzioso dei redditi. Per far fronte alle spese abitative le famiglie zurighesi sborsano «in percentuale» tanto quanto negli anni Novanta.

Come si può quindi spiegare questa grande discrepanza tra percezione e realtà? I nuovi residenti per esempio in genere devono calcolare spese maggiori rispetto agli inquilini stabiliti da tempo nello stesso alloggio. Magari questo divario si è acuito? Anche questo viene negato dai dati, con l’eccezione forse delle città di Zurigo e Ginevra. Perciò è essenziale che la politica dell’alloggio in futuro si sviluppi in modo più mirato. Una politica dell’alloggio unica e indifferenziata per l’esteso ceto medio svizzero invece non serve.

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