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Attenzione alle sirene neoliberiste degli sgravi fiscali

di Sergio Rossi

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Lunedì 13 novembre 2017 alle 12:20

 

La riforma fiscale e sociale che il Cantone Ticino si appresta a mettere in atto sarà un fallimento totale per quanto riguarda la pretesa volontà di rilanciare l’economia come pure di sostenere le famiglie bisognose o meritevoli di un aiuto finanziario.

Sul piano fiscale, la riforma ticinese è basata su un assioma infondato nella realtà dei fatti. La riduzione delle aliquote di imposta sui patrimoni delle persone benestanti non indurrà un aumento notevole dei consumi di queste persone nel territorio cantonale. I maggiori redditi al netto delle imposte di queste persone, infatti, saranno parcheggiati nei mercati finanziari, dai quali non “sgocciolerà” nulla nell’economia ticinese. L’unico possibile effetto indotto da questa misura di ispirazione neoliberista sarà un ulteriore surriscaldamento dei prezzi nel mercato immobiliare, che sarà problematico per molti individui del ceto medio desiderosi di diventare proprietari del proprio alloggio.

In assenza di una maggiore spesa di consumo da parte delle persone beneficiarie di sgravi fiscali, le finanze pubbliche ticinesi saranno maggiormente deficitarie nel breve come nel lungo periodo. Saranno quindi ridotte le spese statali che non sono protette dagli interessi corporativi, andando a gravare sulle fasce deboli della popolazione cui si fa credere l’opposto mediante delle misure sociali che fungono solo da specchietto per le allodole.

Sul piano sociale in effetti non saranno certo le imprese a sopportare in ultima analisi l’onere finanziario necessario per sostenere le persone bisognose e per aumentare il numero delle nascite in Ticino. Anche se, apparentemente, il finanziamento di queste misure incide sulla massa salariale di ciascuna impresa (riducendone l’utile netto), in realtà molte imprese riusciranno a ribaltare sulla maggioranza dei loro collaboratori l’onere finanziario delle misure sociali, imprimendo una pressione al ribasso sui salari di queste persone per fare in modo di non intaccare l’utile al netto dei prelievi fiscali.

Ci sarà dunque una ridistribuzione dei redditi tra i lavoratori e le persone bisognose o con dei figli a carico, senza alcun contributo reale da parte delle imprese.

L’unico aspetto positivo della riforma fiscale ticinese riguarda le start-up innovative. È infatti meritevole di sostegno chi si lancia in una nuova impresa con un’idea originale, considerando le difficoltà e le incertezze del contesto economico sul piano globale. Si può, tuttavia, ragionevolmente dubitare che gli sgravi fiscali per le start-up innovative siano sufficienti per dare slancio all’economia ticinese, i cui problemi non sono dovuti all’assenza di innovazione ma all’assenza di una visione orientata al bene comune.

Fintanto che la visione dominante sarà quella del pensiero neoliberista, le imprese e i contribuenti benestanti approfitteranno degli sgravi fiscali per ridurre il loro contributo alla coesione sociale e allo sviluppo sostenibile dell’economia. Le sirene neoliberiste sono un segnale d’allarme.

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