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Automazione e differenze di genere

di Vincenzo Galasso

Plusvalore
Venerdì 09 novembre 2018 alle 12:20

 

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione – scosso da grandi fenomeni tecnologici, economici e sociali quali ad esempio la globalizzazione, la rivoluzione informatica e l’immigrazione di massa. Molti ricercatori dibattono spesso aspramente – anche su questa rete – qual è l’impatto socio-economico di questi fenomeni. Staremo tutti meglio? Come alcuni economisti sostengono. Oppure avremo vincitori e vinti? Sommersi e salvati?

Meno pubblicizzato, ma non meno importante, è l’effetto che questi macro-fenomeni hanno sulle differenze di genere nel mercato del lavoro.

Partiamo da lontano. Dopo la seconda guerra mondiale, si è assistito ad un importante cambiamento nel mercato del lavoro delle società avanzate: il progressivo passaggio dalla produzione manifatturiera ai servizi. Questo fenomeno ha largamente favorito l’occupazione femminile – più prevalente nel settore dei servizi, portando così sempre più donne nel mercato del lavoro.

Anche la globalizzazione ha avuto effetti di genere. Gli studi di David Autor, che analizza i vinti dalla globalizzazione negli Stati Uniti, mostrano che gli effetti negativi più forti sono concentrati tra i lavoratori meno istruiti che erano occupati nei settori maggiormente aperti alla concorrenza con la Cina. Ebbene in questa categoria di vinti è più elevata la percentuale di uomini. Dunque poiché più uomini che donne hanno perso lavoro o sperimentato una riduzione salariale, la differenza di genere sul mercato del lavoro si è ridotta.

La prossima sfida sul mercato del lavoro è sicuramente quella dell’automatizzazione. Intelligenza artificiale, digitalizzazione, big data, machine learning distruggeranno alcuni dei lavori che conosciamo e ne creeranno di nuovi. È il processo di creazione distruttiva che questi fenomeni portano con se. Quali gli effetti per le disuguaglianze di genere?

Secondo un recente studio del Fondo Monetario Internazionale, le donne risulteranno più vulnerabili ai processi di automatizzazione. Nei 28 paesi membri dell’OCSE – l’Organizzazione per la Crescita e lo Sviluppo Economico – ben 180 milioni di donne svolgono dei lavori che hanno più del 70% di probabilità di scomparire per via dell’automatizzazione. Si tratta del 11% della forza lavoro femminile. Per gli uomini, la percentuale a rischio si ferma al 9%. Il motivo di questa differenza è semplice. Le mansioni rutinarie – nell’amministrazioni, nelle vendite, nei servizi – che sono più a rischio di essere automatizzate, sono svolte maggiormente dalle donne.

La creazione di nuovi lavori si concentrerà invece nei settori della tecnologia. Ma questa rischia di essere una cattiva notizia per le donne. Infatti, la percentuale di donne laureate nei settori scientifici – le famose STEM: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – è inferiore a quella degli uomini. E quindi una proporzione minore dei nuovi – e meglio retribuiti – lavori andrà alle donne.

L’arrivo dell’automatizzazione rischia dunque di invertire un lungo trend di riduzione delle differenze di genere sul mercato del lavoro. Ma le donne possono fare qualcosa per prevenirlo. Cosa? Studiare la matematica.

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