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Chiare, fresche, dolci acque

di Barbara Antonioli Mantegazzini

Plusvalore
Mercoledì 07 novembre 2018 alle 12:20

 

Un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Losanna (EPFL) ha messo a punto un nuovo materiale che elimina gli inquinanti dall'acqua e simultaneamente produce idrogeno; si tratta di una scoperta innovativa che permetterebbe, in buona sostanza, di pulire l’acqua con l’energia della luce.

La notizia contribuisce a confermare l’importanza di disporre di una risorsa idrica potabile di qualità, adatta a tutti gli usi. L’acqua è un elemento essenziale delle nostre vite, familiari e produttive, e presenta un elevato grado di vulnerabilità, da cui la necessità di prendersene cura a livello sanitario, e le regole che ne disciplinano la qualità sono – giustamente - particolarmente stringenti.

Dal punto di vista economico, la depurazione rappresenta una delle fasi più importanti di tutta la filiera e, proprio per rispettare gli standard qualitativi accennati, il relativo costo – che varia in funzione della tipologia di fonte- è destinato ad aumentare significativamente nei prossimi anni. Anche per tale motivo, per alcuni il costo della risorsa potrebbe finire col divenire difficilmente sostenibile, incidendo in misura eccessiva sul bilancio familiare (si pensi che per l’OCSE la spesa per il servizio idrico non dovrebbe superare il 5% del reddito, a rischio di esclusione di alcune fasce della popolazione dal consumo).

E questo sembrerebbe essere uno dei veri nodi della gestione idrica: l’acqua in sé non è una risorsa strettamente scarsa – oltre il 70% della superficie terrestre è coperta da mari, fiumi e laghi – è invece scarsa l’acqua di qualità a costi contenuti. Di quel 70%, infatti, l’acqua dolce – di norma meno costosa da ripulire - rappresenta il 2,5%, mentre il restante 97,5% è salata, con costi di potabilizzazione storicamente elevati soprattutto in termini di impatto ambientale e consumi energetici.

Ma sembra che qualcosa stia cambiando, e proprio l’acqua del mare potrebbe finire col trasformarsi in un enorme serbatoio, non solo per paesi caratterizzati da siccità e presenza di zone desertiche ma anche per stati come l’Italia, la Spagna o i paesi dell’Europa dell’est in cui le riserve d’acqua si stanno sensibilmente riducendo. Le innovazioni tecnologiche in materia di desalinizzazione sono importanti. In Israele oltre il 40% del fabbisogno nazionale è ormai soddisfatto grazie a impianti ad osmosi inversa, che eliminano tutte le impurità. Recentemente li si sta combinando con l’energia solare: la società spagnola Albengoa sta costruendo in Marocco il più grande impianto al mondo di dissalazione alimentato a rinnovabili. Torna, quindi, la commistione tra idrico e luce.

Ricordiamo, infine, come una risorsa di qualità sia strettamente legata anche a una adeguata politica di protezione dell’ambiente e di messa in sicurezza del territorio in termini idrogeologici, grazie a investimenti strutturali. Perché se l’acqua è origine di vita, è vero che può essere anche causa di enormi disastri, come testimoniano i recenti accadimenti legati al maltempo in Italia.

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