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Conti pubblici svizzeri in super-ordine: la tentazione dell’assalto alla diligenza

di Mauro Baranzini

Plusvalore
Martedì 17 aprile 2018 alle 12:20

 

Viste dal difuori, le finanze pubbliche della Svizzera certamente suscitano diversi sentimenti di invidia. È pur vero che siamo una piccola nazione nel cuore del Continente Europeo con solo 8,5 milioni di abitanti. Eppure questo non impedisce a nazioni ben più popolose di trattarci con in dovuti riguardi, come è stato il caso della recente visita del nostro ministro degli esteri in Cina pochi giorni fa. La chiusura dei nostri conti pubblici, federali, cantonali e comunali, per il 2017 segna infatti il bel tempo quasi dappertutto. La Confederazione registra un avanzo di esercizio di quasi 5 miliardi di franchi, i Cantoni di un miliardo circa, e anche la maggior parte dei comuni si avvia a chiudere i conti nelle cifre nere. Con Svezia, Norvegia e Germania, siamo tra i Paesi che hanno i conti pubblici in ordine, anzi troppo in ordine. Il debito pubblico della Confederazione è sceso, negli ultimi 9 anni, da circa 150 miliardi agli attuali 100 miliardi di franchi. E il debito pubblico complessivo è ora attorno al 30% del prodotto interno lordo; la metà di quanto prescrive il trattato di Maastricht, e molto, molto meno di molte nazioni a noi vicine e lontane. Evidentemente gli avanzi di esercizio (che non dobbiamo definire con il termine di ‘utili’ in quanto un ente pubblico non consegue utili come nel caso di un’impresa) aumentano gli appetiti. Ad esempio nel Cantone Ticino qualcuno ha già avanzato pretese, visto che ha chiuso i conti con 80 milioni di avanzo; ma si dimentica che il debito del Cantone è ancora di 1,9 miliardi di franchi. I ministri delle finanze non devono cedere all’assalto alla diligenza. Intanto perché l’effetto ridistributivo della nostra spesa pubblica è tra i migliori al mondo; anche se sacche di povertà e di precarietà in certi Cantoni esistono, eccome. Visto che la nostra economia cresce da circa nove anni, visto che il grado di sotto-occupazione dei fattori della produzione risulta alquanto contenuto (e tra i più bassi al mondo), e visto che sia l’inflazione che i tassi d’interesse manifestano una tendenza la ribasso, è meglio che il settore pubblico rinunci ad aumentare la sua spesa senza precise ragioni. L’aveva chiesto, ad esempio, due settimane fa il Fondo Monetario Internazionale. Secondo me sbagliando. Mio bisnonno, che non aveva letto di certo Keynes, diceva sempre che quando fa bel tempo bisogna portare fieno in cascina, per l’inverno che potrebbe anche essere lungo. Anche Keynes diceva che nei momenti di buona congiuntura occorre ridurre il debito pubblico, per essere pronti ad affrontare la futura crisi con pochi debiti sul gobbo. Ma questo è una musica che fa male alle orecchie dei governanti dei Paesi poco virtuosi. Non certo presso quelli virtuosi, come la Svizzera.

 

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