Democrazia, bavagli e progresso economico

di Fabrizio Zilibotti

Diceva Winston Churchill che la democrazia è la peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre che sono state sperimentate nel corso dei tempi. I vizi di questo sistema sono all'ordine del giorno ed in molti paesi si osservano fenomeni di crescente disaffezione dell'opinione pubblica nei suoi confronti. Uno dei classici argomenti della retorica antidemocratica è la lentezza del processo decisionale e l’incapacità di fare riforme dolorose quando chi non governa ha la facoltà di protestare e fare baccano. Un altro vizio sarebbe la dipendenza dei politici dagli umori passeggeri della pubblica opinione. Ma qual è l'evidenza empirica? In altre parole, se ci atteniamo ad una cinica prospettiva materialista, la democrazia è un impulso o un freno alla crescita economica? Viene da pensare alla Cina, il paese con il tasso di crescita piu' alto del mondo, che continua ad essere guidato da un regime di partito unico. D'altra parte ci sono gli Stati Uniti e l'Europa occidentale che hanno conseguito nel corso del secolo scorso elevati livelli di progresso economico con sistemi democratici. Numerosi studi sostengono che non vi sarebbe infatti alcuna relazione tra crescita economica e democrazia, perlomeno nel corso della seconda metà del XX secolo, periodo in cui disponiamo di buona informazione statistica. Per esempio, l'economista di Harvard Robert Barro conclude che la democrazia non è una causa, ma piuttosto un effetto della prosperità economica. Altri studi raggiungono tuttavia conclusioni diverse. Per esempio, Daron Acemoglu di MIT e vari co-autori sottolineano che la qualità delle istituzioni ha un importante ruolo causale sulla crescita economica di lungo periodo. Anche se la democrazia è solo uno dei vari aspetti della qualità delle istituzioni, la conclusione di massima è che le democrazie producono risultati economici migliori delle autocrazie. Un mio ex-studente di dottorato presso l'Università di Stoccolma, Jan Petterson, separo' con successo il problema degli effetti della democrazia da quello della loro stabilità. La mancanza di una chiara relazione negli studi precedenti dipenderebbe secondo il suo studio dal fatto che molte democrazie, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, sono fragili. L'instabilità politica ha a sua volta effetti sfavorevoli sulla crescita economica. Se si utilizza un modello econometrico che tiene conto questo fattore, le democrazie risultano decisamente superiori alle autocrazie nel lungo periodo. Insomma, l'evidenza sembra dar ragione a Winston Churchill, anche se si prescinde da altri valor intrinseci della democrazia quali libertà di espressione, uguaglianza di opportunità e promozione della crescita civile. Quand'anche un autocrate illuminato, ben informato e benevolente potesse fare meglio di una democrazia, tale figura non esiste nel mondo reale. Gli abusi di potere, la mancanza di contrappesi istituzionali e l'assenza di controllo dell'opinione pubblica sono piu' nocivi dei vituperati vizi delle democrazie. Il dibattito italiano di questi giorni rispecchia questi temi classici. La cosiddetta legge bavaglio promossa dal governo Berlusconi, che introduce forti limitazioni nella libertà di stampa e di informazione, muove da motivi cari alla retorica antidemocratica. Il presidente stesso non fa mistero dell'intenzione di disfarsi di un potere giudiziario indipendente, e chiede di censurare programmi televisivi che producono informazione sgradita al suo governo. Finanche i limiti costituzionali vengono attaccati come vincoli obsoleti che impediscono un'efficace azione di governo. L'unico esempio storico che viene alla mente è quello dell'Argentina. Nè le ricette populiste nè quelle autoritarie portarono molta fortuna ad un paese che passo' dall'essere uno dei paesi piu' ricchi nel mondo nel corso degli anni '30 alla condizione di un paese in via di sviluppo negli anni '90. Sarà anche vero che erano tempi diversi, ma se guardiamo a tempi piu' recenti, la crisi economica insegna quanto sia necessario di tutelare l'informazione indipendente. Isolare i governi dall'opinione pubblica, lasciare che operino al coperto, trattando indisturbati con i poteri economici forti è precisamente la ricetta per creare grandi asimmetrie informative nei mercati, occasioni di speculazioni, operazioni di inside trading, e così via. Insomma, il bavaglio non è una ricetta per migliorare l’azione di governo, ma piuttosto la triste deriva di un paese in declino.

Tags: plusvalore, democrazia

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