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E se il vero stimolo fiscale derivasse dalle misure sociali?

di Marialuisa Parodi

Plusvalore
Giovedì 18 gennaio 2018 alle 12:20

L’Agenda Politica del Forum 54 Donne Elettrici, sottoposta  ai candidati al Gran Consiglio nella  campagna elettorale  2015,  risulta  sottoscritta da  un  terzo dell’attuale parlamento ticinese,  impegnato  quindi a sostenere e promuovere  i relativi otto  punti in  tema di  pari opportunità   e  conciliazione lavoro-famiglia.

Un corposissimo studio  McKinsey  ha quantificato  l’impatto macroeconomico della riduzione delle  differenze di genere. Per i Paesi dell’Europa Occidentale, un aumento di PIL tra il 9 e il 23%  in 10 anni,   ottenibile,  in estrema sintesi,   da una   partecipazione femminile al mercato del lavoro a  condizioni di accesso  paragonabili o del tutto  identiche, rispettivamente,  a quelle degli  uomini.

L’Iniziativa sul Personale Qualificato della Confederazione, infatti, prevede  molte misure volte ad incrementare l’impiego femminile, in quanto  fondamentale per sfruttare appieno il potenziale del paese,   avvantaggiarsi dei progressi  nella formazione delle donne e  contrastare gli effetti del calo demografico,  tutto per   salvaguardare la crescita potenziale.  Il Presidente Berset, nella sua Allocuzione di Capodanno, ha  citato conciliazione famiglia-lavoro e parità di genere quali  temi contingenti di riflessione.

Le  misure sociali della Riforma Cantonale appena votata sono quindi   attualissime, oltre a   rispondere pienamente agli obiettivi dell’Agenda Politica del Forum 54: incentivando le aziende a  promuovere  misure di conciliabilità  e potenziando le strutture di accoglienza per l’infanzia, si agevola  il reinserimento dopo la maternità e si  risponde  a bisogni delle famiglie giovani con bambini piccoli.

Ma val la pena sottolineare che, per l’implicito effetto di stimolo  alla partecipazione  femminile al mercato del lavoro e per  il potenziale di influire  sulle scelte  di formazione e professionali delle  ragazze, qualora in grado di contare su efficaci strumenti di conciliazione, queste misure sono ascrivibili a  vero e proprio  stimolo fiscale.  

L’esempio del  Giappone, distante certo per dimensione ma vicinissimo per  impronta tradizionalista nella divisione dei ruoli e urgenza demografica,   è emblematico. Nella cosidetta “terza freccia” di politica fiscale,  nel 2014  Shinzo Abe incluse un  piano di misure per bilanciare impegni professionali e familiari, sostegno alle strutture di accoglienza e stimolo ai percorsi femminili di carriera:   il tasso di impiego  delle donne tra i 25-54 anni è da allora cresciuto del 5%, con  un incremento di PIL stimato in 44 miliardi di dollari.

E’ vero che la dissonanza cognitiva tra dichiarazioni di intenti ed azioni concrete   è un grande  classico nelle questioni di genere. Ma  sarebbe davvero un peccato ignorare  che, tra le misure della riforma cantonale, sono forse quelle sociali  ad offrire  l’impatto fiscale più virtuoso  sull’economia ticinese e non possono rischiare lo stralcio.   Come dicono gli inglesi: attenzione a ciò che  si desidera!

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