Etiopia (iStock)

I progressi della salute pubblica nei Paesi in sviluppo

di Pietro Veglio

Plusvalore
Mercoledì 04 ottobre 2017 alle 12:20

Con un patrimonio di US$ 43 miliardi, la Fondazione americana Bill & Melinda Gates è considerata la più grande fondazione a livello mondiale. È attiva nella ricerca medica, la lotta contro AIDS e malaria e la salute pubblica. Il suo obiettivo è migliorare sostenibilmente le condizioni di vita nei paesi in sviluppo.

Ha pubblicato recentemente il Rapporto Goalkeepers. The Stories Behind The Data, una serie di dati statistici su indicatori-chiave aggregati che misurano i progressi della salute pubblica nel Sud del pianeta-terra e analizzano le attività che hanno contribuito al loro raggiungimento. La Fondazione Gates ripeterà annualmente questo esercizio fino al 2030 per fornire regolarmente ai leaders politici mondiali indicatori credibili dei progressi realizzati nel raggiungimento degli ambiziosi Obiettivi di sviluppo sostenibile adottati dalle Nazioni Unite. Con il motto “Il progresso è possibile, ma non inevitabile”, la Fondazione vuole dimostrare che gli investimenti contro la povertà hanno un impatto tangibile sulla qualità della vita di ampi settori sociali. E convincere governi e parlamenti, che spesso oggi tendono a privilegiare la difesa degli interessi nazionali, che l’aiuto allo sviluppo ha un impatto positivo, tangibile e misurabile. E deve essere continuato e rafforzato.

Il Rapporto privilegia 18 indicatori-chiave. Uno fra i più importanti è quello relativo all’evoluzione della mortalità infantile annuale per i bambini di età inferiore ai cinque anni. La diminuzione della mortalità infantile costituisce una grossa sfida, specialmente nei paesi dove prevalgono situazioni di violenza o conflitto e/o dove l’accesso alla cure sanitarie è precario. Le cifre parlano da sole: se nel 1990 si registravano 11,2 milioni di decessi, nel 2016 gli stessi si erano ridotti a 5 milioni. Quanto alla mortalità materna, in Etiopia nel 1990 equivaleva all’843 per 100'000 bambini nati vivi; oggi a 357, un tasso più che dimezzato. Un risultato apprezzabile perché la riduzione della mortalità materna rappresenta ancora un’ardua sfida in quanto l’accesso ai servizi sanitari è precario mentre i sistemi sanitari privilegiano ancora gli ospedali invece delle cliniche rurali.

La mortalità causata dall’AIDS è diminuita dal 2004 e l’incidenza della malaria dal 2005. L’arresto della crescita infantile, e delle sue conseguenze drammatiche sui processi cognitivi, emotivi e fisici, è stato meglio affrontato grazie a programmi di nutrizione infantile e misure sanitarie preventive. E i progressi nella diffusione dei vaccini contro le malattie infettive sono sostanziosi perché oggi il 75% dei bambini sono vaccinati. Certo, i progressi in altre aree critiche come la lotta contro il tabagismo e la pianificazione familiare sono ancora insufficienti.

Molti dei progressi realizzati sono imputabili alla diminuzione della povertà estrema realizzata in Cina ed India ma anche in altri paesi in sviluppo. Nel 1990 il reddito personale del 35% della popolazione mondiale era inferiore alla linea di povertà definita internazionalmente, ovvero US$ 1,90 giornalieri; oggi “solo” il 9%. L’evoluzione è indice di un progresso globale, certamente non lineare né omogeneo, ma sostanziale. Progresso al quale l’aiuto allo sviluppo ha contribuito.

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