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Il "braccino corto" dei sostenitori del reddito di base incondizionato

di Mauro Baranzini

Plusvalore
Martedì 11 dicembre 2018 alle 12:20

Il 5 giugno del 2016, quindi due anni e mezzo fa, il popolo svizzero respingeva l’iniziativa popolare denominata "Per un reddito di base incondizionato". Il 77% disse di no; e il 23% disse di sì, con una buona partecipazione del 47%. I favorevoli che andarono a votare in Svizzera furono circa 570’000 cittadini e cittadine. Non ritorniamo sull’argomento; notiamo solo che una delle ragioni per le quali questa iniziativa non venne accettata fu forse dovuta alla difficoltà di stimare il rilevante costo di questa operazione, e di non indicare chiaramente in che modo si sarebbero trovati i soldi necessari. Anche il piccolo, e non certo povero, Comune di Rheinau, del Canton Zurigo e adagiato sul bordo svizzero del Reno, aveva votato contro il progetto di “reddito di base incondizionato”, con una chiara maggioranza del 77%. Non certo scoraggiata dal magro risultato ottenuto alle urne due anni fa, la regista argoviese Rebecca Panian all’inizio di quest’anno ha rilanciato la proposta. Questa volta per un piccolo Comune di 1300 abitanti, appunto Rheinau del Canton Zurigo, dove per un anno, i giovani sotto i 18 anni avrebbero ricevuto 625 franchi al mese; un po’ di più i giovani tra ai 18 e 25 anni; e 2’500 franchi, sempre al mese, per i residenti, stranieri inclusi, sopra i 25 anni. Chi avesse guadagnato, con il proprio lavoro o patrimonio, più di questa somma, avrebbe dovuto restituire il reddito assegnato. Costo previsto dell’operazione: 6 milioni di franchi. Dove trovarli? Con una campagna di “crowdfunding”, una specie di colletta in rete. Gli autori di questa iniziativa fecero questo calcolo. Due anni fa più di mezzo milione di svizzere e svizzeri votarono a favore del “reddito di base incondizionato”: se ognuno contribuiva con 20 franchi a testa, il progetto sarebbe potuto partire. L’idea della regista Rebecca Panian, che sul test avrebbe voluto realizzare un film, era di sperimentare in piccolo “ciò che potrebbe funzionare su larga scala”. Pochi giorni fa la campagna di “colletta in rete” (crowdfunding) è arrivata al termine dopo diversi mesi. Al posto dei 6 milioni di franchi se ne sono raccolti poco più di 150’000. Il che ha portato diversi commentatori ad affermare che le “collette in rete” sono talvolta efficaci quando chi dona riesce ad identificare una persona o una situazione di estremo bisogno; per i quali ci si sente di intervenire in modo efficace ed efficiente. Diverso è il caso del “reddito di base incondizionato” distribuito a pioggia magari anche a chi non si impegna al massimo per uscire dal cerchio di povertà o di esclusione sociale. La matematica è impietosa in questo caso: in media i 570’000 sostenitori svizzeri del “reddito di base incondizionato” hanno versato 26 centesimi. Un po’ pochini per un grande ideale. Quando si dice di “braccino corto”, oppure “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…”.

 

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