Il dilemma dell’Euro

di Fabrizio Zilibotti

L’unione monetaria europea vacilla di fronte alla precaria situazione fiscale di alcuni paesi membri. Chi ha seguito il dibattito ai tempi della formazione dell’unione monetaria stessa ricorderà come nel 1996 la Svezia dibatteva l’opportunità di introdurre l’Euro. Il mio collega Lars Calmfors, al tempo direttore dalla commissione ad hoc istituita dal governo, raggiunse una conclusione negativa. Lo scetticismo svedese era motivato dal timore che una moneta unica avrebbe ridotto la flessibilità della politica economica nel caso di shocks regionali asimmetrici. Qualora si verifi-casse, per esempio, una congiuntura economica favorevole per i paesi del nord ed una sfavorevole per i paesi del sud, la moneta unica avrebbe privato le economie di una valvola di sfogo, vale a dire l’aggiustamento dei tassi di cambi. Se un piccolo pa-ese in recessione avesse avuto bisogno di una politica monetaria espansiva, la Ban-ca Centrale Europea avrebbe dovuto imporre misure restrittive nell’interesse della maggioranza dei membri, e viceversa. In supporto a questa tesi, Calmfors richiama-va l’evidenza empirica che i cicli economici dei diversi paesi erano tuttaltro che sin-cronizzati.
I critici verso la posizione della commissione Calmfors argomentavano che una volta che l’Europa avesse adottato una politica monetaria unica, la sfasatura dei cicli eco-nomici sarebbere venuta meno. Per molti paesi era in gioco un effetto ben piu’ im-portante: la rinuncia ad una politica monetaria discrezionale a favore della piu’ credi-bile BCE avrebbe portato ad una riduzione degli spread sui tassi di interesse con una ricaduta sull’onere del servizio sul debito pubblico. Questa fu per esempio la scommessa vittoriosa del primo governo Prodi in Italia.
Per molti anni non si è avuta traccia di shocks regionali, e finanche il mio collega Calmfors si convinse nel 2003 ad invitare gli svedesi a votare in favore dell’introduzione dell’Euro nel referendum locale, indicazione peraltro disattesa dagli elettori. Durante la cosiddetta “Grande Moderazione” che ha preceduto la crisi re-cente, la politica monetaria non è stata fonte di conflitti tra paesi dell’area Euro.
Improvvisamente, il problema è tornato in superficie. Da una parte, si è resa evidente la debolezza strutturale dell’economia dei cosiddetti PIIGS. Dall’altra questi stessi paesi hanno attutito gli effetti della crisi con politiche fiscali eccessivamente allegre, giovandosi della credibilità loro attribuita dai mercati per essere parte dell’area Euro. Qualche cattivo maestro anche tra gli economisti ha avuto la sua parte. Il resto è cronaca di questi giorni.
Costruiamo per un momento uno scenario ipotetico alternativo in cui questi paesi ab-biano valute indipendenti. Da una parte i tassi di cambio della dracma, dell’escudo, della sterlina irlandese o della peseta cadrebbero. In questi paesi, l’inflazione eroderebbe da una parte i salari reali e dell’altra il valore dei titoli emessi in valuta locale. Entrambi gli effetti andrebbero nella direzione di un aggiustamento, oneroso quanto necessario.
Al contrario, la situazione attuale richiama i timori paventati nel 1996 che la Grande Moderazione sembrava aver cancellato. La politica monetaria della BCE è soggetta a una tensione insanabile. In un primo tempo, politiche fiscali irreponsabili si sono nutrite dell’implicita garanzia offerta dall’appartenenza all’area Euro. Ora, per i paesi in crisi, una crescita contenuta dell’inflazione sarebbe il male minore, mentre i paesi
ad alta crescita come la Germania desiderano una politica monetaria rigorosa. Infine, c’è il rischio di un crollo del già limitato consenso dell’opinione pubblica.
In conclusione, l’Europa rimane in un pericoloso guado. Da una parte, manca il con-senso per andare verso un coordinamento piu’ diretto delle politiche fiscali. D’altra parte manca il coraggio di rendere ogni paese individualmente responsabile della propria politica fiscale – fino alla ripudiazione o ristrutturazione del debito sovrano senza salvagenti internazionali. Su questo terreno, virtus non stat in medio.

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Brani Brani in onda The Candy Man - Harry Allen Ore 15:55