Il lavoro da casa piace così tanto tanto da indurre a rinunciare al diritto di voto

di Generoso Chiaradonna

Uno degli effetti della pandemia di coronavirus è che ha impresso una svolta senza precedenti alle tecnologie digitali. Il telelavoro, o l’home working come è stato definito, si è praticamente imposto in molti settori. La produzione di beni e servizi, soprattutto di questi ultimi, è entrata in un nuovo paradigma tanto che si è dimostrato che la produttività del lavoro – senza più la vita d’ufficio e la distrazione delle classiche quattro chiacchiere alla pausa caffè con i colleghi – è addirittura aumentata. Se poi aggiungiamo le riunioni in videoconferenza, convocate magari più volte al giorno, anche l’atavico timore dei superiori di non poter più controllare i propri dipendenti si è stemperato avendo ormai capito che così è più facile tenere inchiodati i sottoposti davanti a uno schermo.
Ma al di là delle questioni che potranno impegnare i sindacati e la legislazione sul lavoro nel prossimo futuro, l’home working – stando a un recente sondaggio realizzato negli Stati Uniti – piace e molto, anche. Addirittura, tanti lavoratori sarebbero disposti ad accettare stipendi più bassi, rinunciare a giorni di ferie o dedicare più ore per un impiego che offra la possibilità di lavorare per sempre in remoto.