Fine di un'esperienza (keystone)

Imprese tecnologiche in cerca di fiducia

di Jenny Assi

Plusvalore
Martedì 06 novembre 2018 alle 12:20

 

Giovedì scorso dipendenti di tutto il mondo di Google hanno abbandonato i loro uffici per manifestare contro le molestie sessuali in azienda e la disparità salariale tra uomini e donne.

Il Financial Times riporta che i dipendenti hanno lasciato in azienda biglietti con la scritta: "Non sono alla scrivania perché sto uscendo con altri dipendenti di Google per protestare contro le molestie sessuali, i comportamenti inappropriati, la mancanza di trasparenza e una cultura del lavoro che non funziona per tutti. Tornerò alla mia scrivania più tardi".

Quest’ultima esperienza di Google va ad aggiungersi alle diverse proteste che hanno colpito nell’ultimo periodo le aziende tecnologiche. Dipendenti e clienti richiedono più responsabilità e trasparenza. Ricordiamo lo scandalo della violazione della privacy di Facebook, così come le denunce di molestie sessuali che hanno travolto anche Uber e la protesta dei dipendenti di Amazon in relazione al rischio che il software dell’impresa che permette il riconoscimento facciale possa essere usato come strumento per la sorveglianza di massa. Sempre il Financial Times ha definitivo tecno-attivismo queste forme di protesta che sembrano destinate a crescere a causa del ruolo sempre più significativo che queste imprese giocano nella vita quotidiana delle persone.

Ma che cosa sta cambiando esattamente? Se ieri bastava essere affidabili oggi le imprese  - se vogliono essere competitive - devono essere fiduciabili, ossia proattivamente attente agli interessi dei loro clienti e dei loro dipendenti. E questo vale soprattutto per le aziende tecnologiche che utilizzano la cultura e i valori aziendali orientati al rispetto e alla valorizzazione dell’individuo come elementi strategici per l’acquisizione di personale altamente qualificato. Quando questi valori non vengono rispettati nella pratica viene a rompersi il contratto di fiducia tra dipendente e azienda. Il Financial Times evidenzia infatti come la manifestazione mondiale di Google sia differente dalle precedenti campagne. Organizzata dai dipendenti stessi, con la capacità di attivarsi in rete, la denuncia obbliga l’azienda al confronto pubblico con un impatto diretto sulla sua immagine. 

La fiducia tuttavia non incide solo sulla reputazione ma anche sulla gestione aziendale. Un’azienda che al suo interno non coltiva rapporti di fiducia si auto-tassa, aumenta i suoi costi di produzione a causa di un eccesso di burocrazia e di controlli, di sistemi e strutture punitive, di una comunicazione lenta e contraddistinta da paure, incertezze, dubbi e frequenti incomprensioni. La lista dei costi è lunghissima fino ad arrivare al sabotaggio e ai comportamenti illegali. Insomma, la fiducia si rivela un fattore di business tutt’altro che intangibile.

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