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Iniziativa Moneta Intera: un salvadanaio inutile e costoso

di Fabrizio Zilibotti

Plusvalore
Giovedì 03 marzo 2016 - 12:20

 

La prima cosa che gli studenti imparano in un corso di economia monetaria è che nelle economie moderne le banche non prestano denaro altrui, ma creano attività monetarie ex novo. In altre parole, le banche non sono semplici intermediari che raccolgono i depositi dei risparmiatori e li trasferiscono alle imprese. Piuttosto, le banche creano capacità acquisitiva attraverso i prestiti alle imprese ed alle famiglie, ad esempio accendendo mutui immobiliari.

I depositi sono la passività principale nei bilanci bancari. Le banche mantengono una certa quantità di riserve per far fronte alla domanda di liquidità dei risparmiatori. Il valore di queste riserve è però inferiore al valore totale dei depositi. Che cosa succede allora se un giorno tutti i depositanti si svegliano con l’idea di liquidare i propri depositi? Non avendo riserve sufficienti, la banca dovrebbe rivolgersi ad altre banche o alla Banca Nazionale per ottenere liquidità. Se la banca non avesse la sufficiente solidità finanziaria per accedere a tali prestiti, si aprirebbe lo scenario del fallimento e dell’incapacità di rimborsare i depositi.

Le corse agli sportelli sono eventi rari. Tanto più i risparmiatori sono rassicurati, vuoi dalla buona capitalizzazione delle banche, vuoi dal sistema di assicurazione pubblica dei depositi, tanto meno hanno ragione di temere di perdere i loro depositi. Tuttavia in paesi piccoli con banche grandi, vi è il timore che la capacità impositiva dello stato sia insufficiente a garantire questa sicurezza. Una delle strade è quella di rafforzare i requisiti di capitale delle banche e di introdurre altre politiche cautelari, come le norme che regolano l’erogazione di credito ipotecari. La proposta Iniziativa Moneta Intera propone invece una strada ben più radicale, vale a dire, eliminare l’attività indipendente delle banche private come la conosciamo ora.

Se tale proposta dovesse passare, le banche diventerebbero puri intermediari, soggetti ad un requisito di riserve del 100%. I depositi diventerebbero dei salvadanai tanto sicuri quanto mal rimunerati. La capacità di erogare credito sarebbe controllata rigidamente dalla banca centrale. Questa precauzione rassomiglia a quella di colui che, spaventato dai rischi del traffico stradale, non esce di mai di casa e vi muore di inedia.

Prima di tutto perché lo sviluppo delle attività finanziarie e creditizie è uno dei motori dello sviluppo economico. Un numero sconfinato di studi dimostra come la crescita economica si associ all’esistenza di una varietà di contratti decentralizzati che permettono il finanziamento di imprese ed attività economiche ed una gestione efficiente del rischio. Prestiti e debiti sono l’essenza del funzionamento delle società capitalistiche, non un male da prevenire e scoraggiare.

Inoltre, così come il nostro pavido cittadino che si chiude in case non può evitare il rischio di un terremoto, la proposta non elimina i rischi sistemici. Lehmann Brothers, la cui caduta provocò l’inizio della Grande Recessione, non era un’istituzione bancaria, eppure il suo fallimento ebbe gravissime ripercussioni. Anche con un obbligo di riserve del 100%, le banche private potrebbero indebitarsi e diventare incapaci di far fronte ai propri debiti. L’iniziativa si limita a rafforzare, ad un costo enorme, la tutela dei depositi: ma esiste davvero in Svizzera un problema di confidenza nei depositi bancari?

È difficile credere che questa bizzarra iniziativa abbia alcuna possibilità di successo. A essere generosi, potrà avere un valore educativo. La maggioranza dei cittadini avrà l’occasione di riflettere sui principi di funzionamento dei moderni sistemi creditizi. Anche questo è utile, al di là del colore e folklore di una proposta che sarà presto dimenticata.

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